Annullato un bando a Trento. ‘Emblema dell’inefficienza’

L’Associazione delle società di ingegneria e architettura italiane, che riunisce oltre 350 società con 17.000 addetti, per più del 90% tecnici laureati o diplomati, prende posizione sull’annosa vicenda legata al Polo ospedaliero del Trentino, procedura complessa e articolata gestita dalla Provincia autonoma di Trento. Si tratta di un procedimento durato 7 anni, di cui la delibera 791/2018 ripercorre tutte le tappe: dalla gara per project finance del 2011, con 4 gruppi concorrenti, fino al concorso di progettazione bandito nel 2016 e annullato ai primi di maggio, per il quale i 12 gruppi concorrenti hanno ritirato la documentazione il 21 giugno scorso.

Per Gabriele Scicolone, Presidente dell’Associazione di Via Flaminia, “Quanto è avvenuto deve fare riflettere tutti su come si possono generare inefficienza e diseconomie con effetti deleteri sotto tutti i punti di vista e per tutti i soggetti coinvolti. Qui non si tratta di cercare un colpevole e quindi di stabilire se sia stato giusto o corretto, dopo la revoca della procedura di finanza di progetto, a fine marzo 2016, e in pendenza di un ricorso, indire a settembre 2016 un concorso anonimo di progettazione preliminare per lo stesso Polo ospedaliero. Era scritto nel bando di concorso e i 12 gruppi, di elevato spessore e qualificazione tecnica e professionale, che con entusiasmo e voglia di fare hanno partecipato, hanno anche accettato il rischio di un possibile annullamento del concorso, ben sapendo che nulla avrebbero potuto richiedere in futuro. A mio avviso sarebbe stato meglio attendere l’esito del giudizio (sfavorevole ai ricorrenti nel novembre 2016, ma poi in appello favorevole, a settembre 2017). Ma tant’è.”

Il punto per l’OICE è quindi ben altro: “Il rammarico e l’indignazione che proviamo è per la scarsa considerazione del lavoro dei 12 gruppi chiamati a produrre proposte progettuali molto complesse, che andavano anche oltre il livello preliminare e che hanno dedicato molto tempo e molte risorse delle proprie strutture. Da un calcolo fatto per approssimazione, e in difetto, non si va lontano nello stimare in almeno 150.000 euro i costi sostenuti da ogni gruppo partecipante. Questo significa che sul campo sono rimasti 1,8 milioni di risorse buttate al vento, visto che il concorso è stato annullato, che nessun rimborso, neanche minimo, è stato riconosciuto e che le proposte ritirate dai concorrenti nei giorni scorsi sembra che neanche siano state valutate dalla commissione di gara”.

Per Scicolone, quindi, “Tutto questo rappresenta una sconfitta per la città di Trento, che si vede privata di 12 proposte sicuramente valide, e rende evidente come il connubio Tar-P.A. possa essere deflagrante e deleterio per chi opera nel settore della professione. Ma soprattutto quanto avvenuto costituisce un'evidente mancanza di rispetto ab origine, cioè da quando è stato indetto il concorso, per il lavoro dei 12 gruppi concorrenti ed è il segno di una superficialità che trova origine nello svilimento del concetto di “Progetto”, sottostimato nella procedura di finanza di progetto e ritenuto quasi un libero esercizio professionale nella fase del concorso. Al di là di quanto potrebbe fare l’Amministrazione per riconoscere in qualche misura il lavoro svolto, come Associazione faremo di tutto perché tutto ciò non si ripeta, chiedendo al legislatore tutele per tutti i partecipanti, a costo anche di mandare deserte procedure aleatorie e rischiose come quelle del concorso annullato a Trento”.