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Consiglio Nazionale degli Ingegneri: sbagliato abolire l’Avcp, ma va rinnovata

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Consiglio Nazionale degli Ingegneri: sbagliato abolire l’Avcp, ma va rinnovata
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“E' vero che i risultati ottenuti finora sono modesti, ma il legislatore non ha mai concesso quei poteri sanzionatori che ha invece riconosciuto ad altre authority”, commenta il presidente Zambrano


In riferimento al cosiddetto Piano Cottarelli per la riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri esprime la propria contrarietà all'ipotesi di abolire l'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici.

E' vero che i risultati ottenuti finora dall’AVCP sono modesti ed al di sotto delle aspettative - afferma Armando Zambrano, Presidente del CNI - ma è anche vero che all'autorità il legislatore non ha mai voluto concedere quei poteri sanzionatori che ha invece da sempre riconosciuto ad altre authorty, prima tra tutte quella sulla concorrenza. Tali poteri avrebbero reso certamente più efficace la sua azione”.

Secondo gli ingegneri, il persistere di una illegalità diffusa nel mondo dei contratti pubblici, conferma dalla recente indagine sulla regione Lombardia, fa ritenere necessaria la permanenza di una istituzione di vigilanza.

Certo - prosegue Zambrano - l’autorità deve essere profondamente rinnovata. Ad esempio bisogna verificare la possibilità di coinvolgere gli Ordini, che ricordo sono enti di diritto pubblico vigilati dal Ministero della Giustizia, nell’attività di monitoraggio sulla corretta gestione degli affidamenti pubblici che da sempre costituisce un grande punto debole”.

Attualmente, fanno notare gli ingegneri, il loro Ordine svolge un monitoraggio costante sui bandi di progettazione. Grazie alla loro capillare diffusione sul territorio, gli Ordini possono svolgere efficacemente la funzione di “sentinelle della legalità” in un’ottica sussidiaria rispetto ai pubblici poteri.

L' Autorità - conclude Zambrano - merita di sopravvivere, ma deve essere rinnovata anche nella sua governance. L’ingresso degli Ordini professionali nel Consiglio potrebbe costituire un elemento su cui fondare un rinnovamento non più procrastinabile”.