L’UE ammonisce l’Italia sui tempi dei pagamento delle PA

L’Unione Europea ha redarguito l’Italia sull’articolo 133-bis del Codice Appalti che è stato introdotto dal Correttivo (D.lgs. 56/2017). Secondo l’articolo le pubbliche Amministrazioni devono emettere i certificati di pagamento entro e non oltre 45 giorni dalla presa di ogni stato di avanzamento lavori.

La Direttiva 2011/7/Ue, che è stata recepita nell’ordinamento italiano con il D.lgs. 192/2012, concede alle Amministrazioni pubbliche 30 giorni di tempo per il saldo delle fatture. La banda temporale può, in casi rari ed eccezionali, essere di due mesi.

Per L’unione Europea la normativa introdotta dall’Italia con l’articolo 133-bis “sembra estendere sistematicamente a 45 giorni il termine per il pagamento delle fatture nei lavori pubblici e appare quindi contrario alla direttiva sui ritardi dei pagamenti”.

Il Punto su cui fa leva l’Unione va ad aggiungersi si all’infrazione sui ritardi dei pagamenti, che colpì l’Italia nel 2014 e che nuovamente stata evidenziata dall’Europa 5 mesi fa. In quel caso la Commissione giudicò negativo la modalità della pubblica amministrazione di pagare i propri fornitori privati con una tempistica di erogazione medi di molto superiore rispetto al limite di 30/60 giorni stabilito dalla Direttiva Europea.

L’Italia, in merito alle disposizioni applicative dell’articolo 113-bis del Codice Appalti, ha ora a disposizione due mesi per rispondere alla Commissione Europea al fine di spiegare il proprio punto normativo.