Rigenerazione urbana: la visione dell’Inu

La presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, Silvia Viviani, è intervenuta (disponibile la relazione completa) nel corso del Congresso del Consiglio nazionale degli Architetti (Cnappc) a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, “Abitare il Paese. Città e territori del futuro prossimo”. Viviani ha preso parte alla tavola rotonda dopo l’apertura della giornata costituita dall’intervento del ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, assieme a presidenti e rappresentanti di organizzazioni e associazioni impegnate sui temi delle città, tra cui l’Ance, Legambiente, Conaf, Consiglio nazionale degli ingegneri.

La presidente Inu ha ricordato l’impegno strutturale dell’Istituto sugli argomenti e le priorità al centro del dibattito del Congresso, su tutti la rigenerazione urbana. In particolare l’Inu a partire dal Congresso di Cagliari del 2016 ha iniziato a declinare il proprio Progetto Paese attraverso lo sviluppo di proposte operative, lavorando su temi come i nuovi standard, la progettazione urbanistica integrata operativa complessa in coordinamento con le partnership private, il superamento della visione vincolistica del paesaggio, la pianificazione strutturale di area vasta.

Per Viviani gli strumenti come i piani “vanno innovati puntando all’efficacia e all’efficienza, per rispondere alla complessità degli ambienti urbani. E’ una necessità avanzata anche dalla New Urban Agenda” approvata a Quito. La presidente dell’Inu ha chiarito che per un obiettivo così complesso non potrà bastare la pur necessaria “modifica degli strumenti, che deve essere sostenuta da riforme degli assetti istituzionali”, riferendosi alla rete che dalle città metropolitane arriva fino alle aree interne e ai borghi storici e di piccole dimensioni “per ripianificare il policentrismo italiano”. In questo senso per Viviani il ruolo delle città “si collega alla qualità della vita delle persone”, citando tra le necessità quella di superare la divisione tra centri storici e periferie e di abbandonare la vecchia delimitazione di perimetri.

L’Istituto Nazionale di Urbanistica, ha sintetizzato la sua presidente, indica come direzioni di marcia: la riurbanizzazione sostenibile, l’urbanesimo (inteso come tensione e lavoro per città inclusive) e l’urbanità (che ha definito dignità del vivere urbano e in armonia con la natura). Ambiti di lavoro sono per Viviani la progettazione territoriale (attraverso il raccordo tra politiche pubbliche e programmazione e fondi europei) e la progettazione urbanistica integrata, su tutto l’individuazione di luoghi dove si affronti al contempo la scala micro e quella macro. Di certo, ha sottolineato la presidente dell’Inu, è prioritario recuperare “un linguaggio comune”.