Affidamenti diretti: “premiano i più vicini, non i più bravi”

di Marco Zibetti
La trasparenza torna centrale nel confronto tra istituzioni e professionisti sugli affidamenti diretti, tra regole, criticità e nuove prospettive europee

Nel dibattito sugli affidamenti diretti, torna centrale una domanda che riguarda da vicino professionisti e pubblica amministrazione: si sta davvero premiando il merito? Tra regole, prassi consolidate e strumenti normativi sempre più utilizzati, il rischio, tutt’altro che teorico, è che la qualità passi in secondo piano. Un tema che riaccende il confronto e invita a guardare più a fondo nelle dinamiche del sistema.
“Le sinergie tra pubblica amministrazione e professionisti funzionano solo se sono basate sull'equilibrio e sulla trasparenza. Gli affidamenti diretti di dimensioni ridotte premiano troppo spesso non chi investe nella qualità e nella propria professionalità, ma semplicemente i più vicini. Dobbiamo garantire che la trasparenza sia reale e che ci sia un incentivo concreto a investire nel merito”.
Con queste parole il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, è intervenuto a Roma il 10 marzo 2026, in occasione della Giornata della Libera Professione promossa da Inarcassa e Fondazione Inarcassa insieme ai Consigli nazionali di Ingegneri e Architetti.

Affidamenti diretti: il parere del presidente dell’Anac

Nel suo intervento, Busìa ha puntato l’attenzione anche su alcuni strumenti chiave del Codice dei Contratti. “Accordo Quadro e Appalto Integrato vanno governati con maggiore attenzione”. In particolare, ha sottolineato come l’Accordo Quadro non sia stato concepito per la progettazione, evidenziando il rischio di un uso improprio di uno strumento nato in fase emergenziale. “Dobbiamo evitare che l'emergenza diventi regola”.
Non mancano criticità operative: spesso, secondo Busìa, incarichi complessi vengono assegnati a grandi operatori che poi ricorrono a subappalti poco trasparenti, con effetti penalizzanti per i professionisti. Sul fronte dell’Appalto Integrato, la valutazione è netta: “I dati sono chiari: non si risparmiano né tempi né costi”, mentre l’unione tra progettazione ed esecuzione può generare conflitti di interesse.
La linea indicata resta quella di un percorso più ordinato: prima un progetto completo, poi l’affidamento dei lavori a un soggetto distinto. Uno schema che, nelle intenzioni, dovrebbe garantire maggiore qualità e controllo.
Infine, uno sguardo all’Europa, dove è già in corso il confronto sulle nuove direttive in materia di contratti pubblici. L’obiettivo, ha spiegato Busìa, è semplificare senza sacrificare la trasparenza, sfruttando anche il potenziale del digitale, come nel caso della futura banca dati europea dei contratti pubblici. Un passaggio decisivo per definire non solo le regole interne, ma anche il posizionamento del modello europeo nei rapporti internazionali.


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