Appalti pubblici: quali gli ostacoli per le piccole imprese?

di Marco Zibetti
Burocrazia, bandi complessi, scarsa trasparenza: il sistema degli appalti pubblici continua a penalizzare le micro imprese e a limitare l’accesso al mercato

Nel mondo degli appalti pubblici, dove ogni opportunità può fare la differenza per la sopravvivenza e la crescita di un’impresa, migliaia di micro e piccole aziende continuano a muoversi in un sistema che sembra pensato per altri. Tra regole complesse, procedure opache e ostacoli invisibili, l’accesso al mercato resta un percorso a ostacoli che scoraggia molti operatori prima ancora di presentare un’offerta. Ma cosa sta davvero frenando la partecipazione delle realtà più piccole?
A lanciare l’allarme sono state Confartigianato e CNA durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare per la semplificazione. Le due associazioni hanno ricordato che le micro e piccole imprese rappresentano oltre il 96% del tessuto produttivo, ma possono aspirare solo a una quota teorica del 17% del mercato pubblico, riuscendo ad aggiudicarsi appena il 5% delle gare.

Cosa frena le micro e piccole imprese che si affacciano agli appalti pubblici?

Alla base di questo squilibrio ci sono numerose criticità strutturali. I bandi risultano spesso eccessivamente complessi, con documentazione sterminata, clausole poco comprensibili e un linguaggio giuridico che rende difficile orientarsi. In molte procedure, gli allegati superano le cento unità, rendendo complicato individuare obblighi, rischi e condizioni economiche. A tutto questo si aggiungono prassi amministrative frammentate e sistemi digitali che, invece di semplificare, finiscono per aumentare il carico burocratico.
Anche il principio di risultato introdotto dal nuovo Codice dei Contratti rischia di perdere efficacia se viene ridotto a una semplice accelerazione dei tempi. Senza chiarezza e proporzionalità, la qualità della concorrenza ne risente e la sostenibilità dei contratti diventa più fragile. Meno del 30% dei bandi, infatti, fornisce un quadro completo delle fonti normative di riferimento. Dopo l’aggiudicazione, la situazione non migliora: solo una minoranza delle stazioni appaltanti garantisce un accesso pieno alle informazioni e circa il 40% non rende pubblici i dati sugli esiti delle gare.
Un altro nodo centrale riguarda la suddivisione in lotti. Solo una piccola parte delle procedure prevede il frazionamento, spesso senza motivazioni adeguate. La scelta del lotto unico favorisce operatori di grandi dimensioni e penalizza le imprese locali, anche quando sono pienamente qualificate, riducendo la pluralità del mercato.
Per Confartigianato e CNA, la strada da seguire passa da una semplificazione reale e non solo formale. Servono documenti più chiari e sintetici, piattaforme digitali realmente interoperabili secondo il principio del ‘once only’, regole standardizzate e una maggiore diffusione dei lotti funzionali. Solo in questo modo il principio di risultato potrà trasformarsi in un’opportunità concreta per ampliare l’accesso, rafforzare la concorrenza e migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa.
Le associazioni hanno infine richiamato l’attenzione anche sul mercato dell’energia, segnalando la necessità di rendere più trasparenti e comprensibili le informazioni contrattuali. La struttura complessa delle bollette e la distinzione poco chiara tra ‘costo materia prima’ e ‘oneri di sistema’ ostacolano una vera comparazione delle offerte. Inoltre, ARERA non ha ancora esteso alle microimprese le stesse tutele linguistiche previste per i consumatori domestici, lasciando molte aziende in una posizione di svantaggio.


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