Il nuovo Codice dell’edilizia, secondo l’Istituto Nazionale di Urbanistica, rischia di andare ben oltre la semplificazione, incidendo profondamente sulle regole che governano città e territorio. Ed è proprio su questo punto che l’INU lancia l’allarme.
L’Istituto Nazionale di Urbanistica ha pubblicato sulla rivista Urbanistica Informazioni un documento di osservazioni critiche relativo al ddl “Delega al Governo per l’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni”. A elaborarlo è stato un gruppo di lavoro coordinato dal presidenteMichele Talia insieme a Carlo Alberto Barbieri, Emanuele Boscolo, Marcello Capucci, Paolo Galuzzi, Carolina Giaimo, Renato Perticarari e Paolo Urbani.
Secondo l’INU, il disegno di legge affronta temi che non riguardano soltanto l’edilizia, ma entrano direttamente nella sfera dell’urbanistica e del governo del territorio. Nel mirino finiscono aspetti come rigenerazione urbana, cambi di destinazione d’uso, perequazione, contributi economici e pianificazione del tessuto urbano consolidato.
Codice dell’edilizia: cosa non piace agli urbanisti?
Nel documento si evidenzia come la delega sembri orientata a favorire trasformazioni puntuali da “semplificare”, riducendo il peso del piano urbanistico e rendendo più elastiche le norme nazionali di conformità. Un’impostazione che, secondo l’Istituto, rischia di generare nuove criticità invece di risolvere quelle esistenti.
Gli urbanisti sottolineano inoltre la mancanza di un riordino organico della normativa, con riferimenti a leggi considerate ormai superate, come la n. 1150 del 1942 e il Dm 1444 del 1968. Per l’INU, il nuovo Codice dovrebbe poggiare su principi chiari e condivisi, tra cui sostenibilità, pianificazione, contenimento del consumo di suolo, copianificazione istituzionale e rigenerazione urbana.
Nel documento emerge anche il timore di possibili profili di incostituzionalità. “Sembra che la delega rafforzi la concezione che l’intervento sull’esistente sia riconducibile alle sole norme edilizie”, osserva il gruppo di lavoro, ricordando invece che la trasformazione delle città coinvolge aspetti urbanistici, ambientali, economici e sociali ben più ampi della semplice regolazione edilizia.