Codice dell’edilizia: quali priorità per i professionisti?

di Marco Zibetti
Confprofessioni interviene sul Codice dell'edilizia: focus su semplificazione normativa, rigenerazione urbana, sostenibilità e digitalizzazione del settore

Il nuovo Codice dell’edilizia rappresenta un vero e proprio crocevia per il settore. La riforma, infatti, promette di mettere ordine a un sistema normativo diventato negli anni sempre più complesso e frammentato. Ma per addetti ai lavori e professionisti non si tratta solo di semplificare le regole: la vera sfida sarà costruire un modello capace di coniugare qualità urbana, sostenibilità e certezza normativa. È su questo terreno che si inserisce la posizione di Confprofessioni, che vede nella revisione della disciplina edilizia un passaggio decisivo per ripensare il governo del territorio e il modo di progettare le città del futuro.
Nella memoria presentata il 29 aprile alla Commissione Ambiente della Camera, in occasione dell’esame dei disegni di legge sulla delega al Governo per il riordino della normativa edilizia, la Confederazione sottolinea la necessità di superare anni di interventi disorganici e norme stratificate.
Per Confprofessioni il progetto deve tornare al centro della pianificazione urbana. Secondo l’ing. Maria Pungetti, “il progetto deve essere il punto di partenza: un progetto fondato sull’analisi dei luoghi, sulla visione complessiva della città e su soluzioni sostenibili”. Tra le proposte anche incentivi per gli interventi più innovativi e orientati alla qualità edilizia.

Le 3 direttrici di Confprofessioni per il Codice dell’edilizia

La Confederazione individua tre elementi essenziali per rendere efficace la riforma: una chiara divisione delle competenze tra Stato e Regioni, procedure amministrative più certe e norme proporzionate alle diverse caratteristiche del patrimonio immobiliare italiano. “Non esiste una soluzione unica valida per tutto il Paese: la proporzionalità è la chiave per rendere le regole applicabili”, osserva Pungetti.
Altro tema centrale riguarda il perimetro del futuro Codice, che secondo Confprofessioni dovrebbe limitarsi agli aspetti edilizi e tecnici, evitando sovrapposizioni con urbanistica e rigenerazione urbana. Fondamentale anche il ruolo dei LEP, chiamati a garantire standard minimi omogenei su sicurezza sismica, accessibilità, efficienza energetica e qualità ambientale.
Tra i punti affrontati dalla delega figurano inoltre digitalizzazione delle pratiche, definizione dello stato legittimo degli immobili e revisione delle categorie di intervento. Restano però aperte alcune criticità, soprattutto nel rapporto con le Soprintendenze. Confprofessioni propone anche maggiore flessibilità nei cambi di destinazione d’uso, una modulazione degli oneri edilizi per gli interventi sostenibili e una revisione delle norme sull’agibilità.
Sul fronte delle sanatorie, viene chiesta una classificazione nazionale uniforme delle difformità edilizie e criteri più proporzionati per gli abusi precedenti al 1967. “La riforma deve essere applicabile, sostenibile e orientata all’interesse pubblico”, conclude Pungetti.


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