Coldiretti: dall’agricoltura è possibile ottenere energia equivalente a tre centrali nucleari

Energie rinnovabili di Marco Zibetti
Secondo lo studio presentato a Venezia, la produzione energetica potenziale dell’agricoltura al 2020 è di 15,8 Mtep (ml/t equivalenti petrolio), di cui 4,3 già attualmente prodotti


Dalle campagne è possibile ottenere, nei prossimi 10 anni, energia rinnovabile in grado di sostituire 3 centrali nucleari, con il coinvolgimento delle imprese agricole e senza causare danni al territorio. E’ quanto è emerso nell’incontro odierno promosso dalla Coldiretti a Venezia sul tema “Per una filiera agricola italiana e rinnovabile” al quale ha partecipato una folta delegazione mantovana.

Dopo l’esito del referendum sul nucleare, occorre pensare al futuro energetico del nostro Paese. “In questo nuovo scenario – fa notare il presidente della Coldiretti di Mantova, Gianluigi Zani - l’agricoltura si propone per un ruolo decisivo: contribuire al bilancio energetico producendo energia verde, sostenibile per l’ambiente ed integrata col territorio, valorizzando i residui agrozootecnici e privilegiando l’efficienza anche grazie alla possibilità, tipica dei piccoli impianti, di impiegare l’energia termica prodotta”. 

Secondo lo studio presentato a Venezia dalla Coldiretti, la produzione energetica potenziale dell’agricoltura al 2020 è di 15,8 Mtep (ml/t equivalenti petrolio), di cui 4,3 già attualmente prodotti. Si tratta dell’8 per cento del bilancio energetico nazionale.

Sul piano ambientale, sviluppando le rinnovabili con il coinvolgimento diretto del mondo agricolo e senza causare danni al territorio, si potrebbero evitare emissioni pari a 26,37 ml/t all’anno di anidride carbonica (CO2), con l’impiego di 100mila lavoratori.

Per attivare questo processo è necessaria un politica mirata, “i cui principali strumenti riguardano la definizione delle procedure autorizzative e la differenziazione dei livelli di incentivazione. E’ importante che la semplificazione sia rivolta agli impianti di piccola taglia che non compromettano l’utilizzo agronomico del suolo”.


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