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Competenze green: introvabili 1,6 milioni di lavoratori

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Competenze green: introvabili 1,6 milioni di lavoratori
La carenza di competenze green mette alla prova le imprese italiane: cresce la domanda di profili qualificati, ma trovarli è difficile. Scopriamo di più

La transizione verso un’economia più sostenibile non passa soltanto da tecnologie, investimenti e nuovi modelli produttivi. Servono soprattutto persone preparate a gestire questo cambiamento. Ed è proprio sul fronte delle competenze green che emerge una delle principali criticità per il sistema produttivo italiano, con una domanda di professionalità che continua a crescere mentre il mercato del lavoro fatica a soddisfarla.
Il quadro emerge dal rapporto di Confartigianato presentato il 12 ottobre a Milano durante “Seize the Change. Futuri sostenibili”, appuntamento che ha inaugurato la Settimana per l’Energia e la Sostenibilità, in programma in tutta Italia dal 19 al 24 ottobre.
Nel 2025 le imprese italiane hanno programmato l’ingresso di 3,4 milioni di lavoratori chiamati a gestire prodotti e tecnologie sostenibili. Di questi, 1,6 milioni sono risultati difficili da reperire: quasi la metà del fabbisogno complessivo, con una percentuale del 48,7%.
Il problema riguarda quindi direttamente la capacità delle aziende di accompagnare la transizione ecologica. Le imprese sono chiamate a intervenire su consumi energetici, impiego delle risorse e impatto ambientale, ma per farlo hanno bisogno di personale dotato delle necessarie competenze specialistiche.

Lombardia in testa per numero di profili difficili da trovare

A livello regionale, la Lombardia presenta il numero più elevato di professionalità green difficili da reperire. Nel 2025 le imprese hanno previsto 613.660 ingressi legati a queste competenze, ma 303.160 lavoratori non sono stati facilmente disponibili, pari al 49,4%.
Seguono Veneto, con 162.350 profili difficili da trovare su 297.610 ingressi (54,6%), Lazio, con 152.370 su 355.560 (42,9%), Emilia-Romagna, con 147.650 su 281.650 (52,4%), e Campania, dove risultano introvabili 132.800 profili su 299.630 (44,3%).
Tra le province, Milano registra il maggior numero assoluto di professionalità green difficili da reperire: 124.040 su 281.920 ingressi programmati, pari al 44%. Roma segue con 117.600 profili introvabili su 285.430 (41,2%), quindi Napoli con 70.600 su 157.590 (44,8%), Torino con 49.340 su 98.670 (50%) e Brescia con 41.090 su 75.540 (54,4%).

La difficoltà cresce tra giovani, MPI e artigiani

Il mismatch coinvolge anche gli under 30. Nel 2025 erano previste 955.180 assunzioni di giovani per mansioni che richiedono competenze green, ma 478.760 profili sono risultati difficili da reperire: il 50,1%.
Particolarmente significativo il dato relativo alle micro e piccole imprese, fino a 49 dipendenti. Su 2.239.350 ingressi programmati con competenze legate a prodotti e tecnologie sostenibili, 1.179.400 sono risultati difficili da trovare, pari al 52,7%. Le MPI rappresentano così il 70,9% di tutte le entrate green difficili da reperire.
Ancora più marcato il divario nell’artigianato. Nel 2025 le imprese artigiane hanno previsto 491.450 ingressi complessivi, di cui 305.410 riferiti a profili green. Ben 190.870 di queste figure sono risultate difficili da reperire, con un’incidenza del 62,5%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
“La transizione ecologica - sottolinea il Presidente di Confartigianato, Marco Granelli - offre straordinarie opportunità di lavoro che però non siamo in grado di soddisfare con le competenze necessarie. Rischiamo di perdere un’occasione irripetibile”. Secondo Granelli, serve quindi “un grande patto nazionale tra scuola e sistema della formazione, politiche del lavoro e imprese” per costruire le professionalità necessarie alla transizione green.