Concordato preventivo: che succede se si superano i 150 mila euro?

di Marco Zibetti
Cosa succede al concordato preventivo biennale quando si supera la soglia dei 150 mila euro di fatturato? Ecco il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate

Una recente interpretazione dell’Agenzia delle Entrate accende i riflettori su un passaggio cruciale che può far decadere i benefici del concordato preventivo biennale. Un dettaglio che rischia di sfuggire, ma che può fare la differenza per molti contribuenti.
Con la risposta n. 87 del 30 marzo 2026, l’Amministrazione chiarisce che chi ha aderito nel 2023 al concordato preventivo biennale come contribuente forfettarioperde i vantaggi del Cpb nel 2024 se, nello stesso anno, supera i 150mila euro di ricavi o compensi. Questo superamento rappresenta infatti una causa di cessazione automatica prevista dal Dlgs n. 13/2024.
Non cambia nulla il fatto che nel 2024 il contribuente abbia scelto il regime semplificato: ciò che conta è la “qualifica” con cui è avvenuta l’adesione. Il concordato, infatti, si basa sui dati dell’anno precedente e sulla posizione fiscale del 2023. In quel periodo il contribuente operava in regime forfettario e, accettando la proposta, è entrato nel Cpb proprio in questa veste.
Su questo punto, la prassi dell’Agenzia ha già chiarito che è possibile passare a un altro regime senza uscire automaticamente dal concordato. Tuttavia, restano valide le regole previste per i forfettari. Diversamente, si creerebbe una disparità rispetto a chi mantiene i requisiti originari.

L’aumento della soglia per la cessazione del concordato preventivo

La normativa prevede una soglia “rafforzata” per la cessazione: il limite ordinario di 100mila euro viene aumentato del 50%, arrivando così a 150mila euro. Fino a questa soglia, il concordato resta valido anche in caso di uscita dal forfettario. Oltre tale limite, invece, si considera che l’attività sia cambiata in modo significativo, rendendo non più attuale la proposta accettata.
Nel caso esaminato, quindi, il superamento dei 150mila euro comporta la cessazione immediata del concordato nel 2024. Di conseguenza, il contribuente perde i benefici del Cpb per quell’anno e deve determinare il reddito secondo le regole del regime semplificato, applicando la tassazione ordinaria.
In sintesi, il cambio di regime non mette al riparo dalle regole originarie del concordato: è la posizione iniziale a determinare diritti e limiti, inclusa la soglia oltre la quale il Cpb cessa di produrre effetti.


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