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Consumo di suolo: gli ambientalisti commentano i dati

di Marco Zibetti
Il dati Ispra sul consumo di suolo accendono il dibattito, tra obiettivi europei, trasformazioni territoriali e necessità di ripensare le politiche di sviluppo

Il consumo di suolo è una delle principali criticità ambientali per l’Italia, con un andamento che rischia di compromettere il raggiungimento degli obiettivi europei di sostenibilità. A riaccendere l’attenzione sul fenomeno sono i dati dell’ultimo rapporto ISPRA, che evidenziano una situazione sempre più distante dai traguardi fissati dall’Unione europea. Legambiente richiama quindi la necessità di ripensare le politiche urbane e territoriali, superando modelli di sviluppo che continuano a sottrarre spazio alle superfici naturali.

La rincorsa dell’economia del cemento

Secondo Legambiente, i livelli attuali di consumo di suolo si stanno avvicinando a quelli registrati nei primi anni Duemila, prima della crisi immobiliare europea iniziata nel 2011. Per l’associazione è quindi necessario rivedere le strategie urbane: l'emergenza abitativa non può essere affrontata attraverso nuove edificazioni, ma favorendo il recupero dei milioni di alloggi vuoti o sottoutilizzati. Parallelamente, occorre restituire spazio alla natura nelle aree dismesse, attraverso interventi di rigenerazione capaci di migliorare la qualità ambientale e contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
Il rapporto ISPRA segnala inoltre un allontanamento dagli obblighi del regolamento europeo sul ripristino della natura. Per gli ecosistemi urbani, in particolare, gli Stati membri dovranno garantire entro il 2030 il mantenimento delle superfici verdi rispetto ai livelli del 2024.

La crescita del fotovoltaico a terra

Tra gli elementi evidenziati da ISPRA figura anche l'aumento delle superfici destinate agli impianti fotovoltaici a terra, soprattutto nell'Alto Lazio e nella Sicilia orientale. Legambiente fa una distinzione tra queste trasformazioni e quelle irreversibili: gli impianti possono essere smantellati al termine del loro ciclo di vita, restituendo i terreni agli usi precedenti. Si tratta di quasi 2.800 ettari coperti da pannelli, una superficie che rappresenta oltre un quinto delle aree trasformate nell'ultimo anno.

I commenti

“La legislatura che si sta concludendo - commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - si è distinta per l’approvazione del decreto agricoltura, che ha vietato il fotovoltaico a terra che, come è noto, usa il suolo e non lo consuma, mentre i nuovi data center e poli logistici, le nuove infrastrutture autostradali, aree residenziali o produttive si possono tranquillamente realizzare sulle aree agricole che, in questi casi, saranno perse per sempre”.
Damiano Di Simine, responsabile suolo di Legambiente, sottolinea invece l'importanza di sviluppare impianti fotovoltaici e agrivoltaici attraverso una pianificazione nazionale delle aree idonee. Servono inoltre requisiti obbligatori per tutelare la biodiversità e preservare la fertilità dei terreni durante l'attività degli impianti, così da consentirne il successivo riutilizzo agricolo. L'obiettivo, conclude, è garantire che sia la produzione energetica sia quella alimentare possano utilizzare il suolo senza comprometterne la salute.


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