Le convenzioni tra enti possono rappresentare uno strumento prezioso per semplificare la collaborazione tra pubbliche amministrazioni. Ma quando superano i confini fissati dalla normativa rischiano di trasformarsi in qualcosa di diverso, con conseguenze rilevanti. È proprio su questo punto che interviene una recente delibera di Anac, che mette in discussione un modello operativo adottato da un'Agenzia strategica regionale e utilizzato in numerosi accordi con enti pubblici.
Con la delibera n. 219 del 10 giugno 2026, l'Autorità Nazionale Anticorruzione ha esaminato una convenzione stipulata nel settembre 2025 tra un Comune e un'Agenzia tecnica della Regione, considerandola rappresentativa di un sistema di collaborazione più ampio.
L'istruttoria nasce da un esposto relativo a 38 accordi sottoscritti tra il 2018 e il 2025 con Aziende sanitarie, Università, Camere di commercio, Autorità portuali, Città metropolitane, Comuni e altri enti pubblici, riguardanti attività di supporto tecnico-amministrativo, progettazione, predisposizione di bandi e verifica dei progetti.
Il parere dell’Anac sulle convenzioni tra enti
Secondo Anac, dalle convenzioni emerge lo svolgimento di attività che vanno ben oltre il perimetro dell'interesse regionale, coinvolgendo ambiti come edilizia, ambiente, infrastrutture, beni culturali, viabilità, opere portuali e gestione dei rifiuti. Per questo motivo, l'accordo esaminato sarebbe assimilabile a un accordo quadro, privo della specificità richiesta dall'art. 15 della legge n. 241/1990.
L'Autorità evidenzia inoltre l'assenza dei presupposti necessari per qualificare tali intese come accordi di cooperazione tra amministrazioni. In particolare, mancherebbero un interesse comune, l'effettiva partecipazione di tutte le parti alle attività e l'assenza di un rapporto a prestazioni corrispettive. Di fatto, osserva Anac, l'Agenzia svolgerebbe servizi nell'interesse esclusivo degli enti beneficiari, configurando un vero e proprio appalto pubblico di servizi.
Ulteriori criticità riguardano il ricorso dell'Agenzia ad accordi quadro affidati sul mercato per acquisire servizi tecnici specialistici, modalità che, secondo Anac, potrebbe sconfinare nell'attività di aggregazione della committenza riservata alle centrali qualificate.
Sotto il profilo economico, la delibera contesta anche il sistema dei ristori previsto dall'Agenzia, ritenendo che realizzi un rapporto in cui "solo una parte svolge la prestazione pattuita, mentre l'altra assume l'impegno della remunerazione". Contestate inoltre le anticipazioni economiche previste dalla convenzione, considerate incompatibili con la natura cooperativa dell'accordo e con il Codice dei contratti pubblici.
Infine, Anac richiama anche il riconoscimento degli incentivi per funzioni tecniche al personale, ritenendolo un ulteriore elemento che confermerebbe la natura di prestazione di servizi delle attività svolte.
L'Autorità ha quindi invitato l'Agenzia a recepire i rilievi formulati nella gestione dei futuri rapporti con le amministrazioni pubbliche e ha disposto la trasmissione della delibera agli enti coinvolti, lasciando a ciascuno la valutazione delle iniziative da adottare.
