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Cosa fare per rendere migliori le città italiane?

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Cosa fare per rendere migliori le città italiane?
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La proposta del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori presentata nel corso di un convegno andato in scena in Valle d’Aosta

Le città italiane necessitano di un rilancio. Lo sanno bene gli architetti italiani e l’ha rimarcato il presidente del Consiglio Nazionale, Giuseppe Cappochin, in occasione del Convegno di studi “Progettare il Paese - dare futuro alle città e ai territori in cui viviamo”, organizzato in collaborazione con l’Associazione Forte di Bard e con il sostegno del Consiglio regionale della Valle d’Aosta

“Serve una Legge per le città - ha detto Cappochin -, affinché siano efficienti, competitive, attrattive, incubatrici di un’alta qualità della vita: per tornare, quindi, centrali nell’agenda politica ed approcciate (insieme agli interventi di rigenerazione urbana) nell’ambito di una visione strategica e non più in modo settoriale e parziale anche riguardo agli investimenti che le riguardano”.

Ecco, dunque, lo strumento necessario: nel corso del quale è stata presentata la Proposta di Legge per le Città degli architetti italiani.

“Una legge indispensabile - prosegue il presidente del Cnappc -: basti pensare, infatti, al fenomeno del 'ritorno della città', che è oggi uno dei nodi sul tappeto della competizione internazionale, su più scale, e riflettere sui dati che ci dicono che anche in Europa le città sono tornate a crescere economicamente e demograficamente. La crescita economica del Paese non può prescindere dalla crescita delle città”.

Quali sono i contenuti della Proposta di Legge?

“Tra gli elementi e le modalità inedite della Proposta di Legge degli architetti italiani - ha sottolineato Diego Zoppi, Coordinatore del Dipartimento, Coordinatore del Dipartimento Politiche urbane e Territoriali del Consiglio Nazionale - il riconoscimento, di fatto e formale, che le città siano centrali nell’organizzazione del nostro Paese e per la cultura dell’abitare, prevedendo che, di conseguenza, tutte le prossime normative regionali siano coerenti con i principi dell’Agenda Urbana Europea dalla quali non possono più prescindere”.

“Inedita, anche, la ridefinizione in un'ottica qualitativa delle categorie dei servizi pubblici e del concetto di Bene Comune in sostituzione di quanto affermato dalle attuali Leggi in tema di servizi pubblici, che, benchè oggetto di recenti revisioni, continuano a usare la 'logica numerica', inefficace a fornire ai cittadini servizi che garantiscano effettivamente l’innalzamento della qualità delle loro vite”.

“Per quanto riguarda, poi, il governo del territorio - continua Zoppi - per superare il problema dell’infrazione di normative ipertrofiche, la cui sovrapposizione rende spesso incerta la conformità degli interventi di cui si chiede autorizzazione, viene riaffermato l’uso della modalità strategica e di coerenza con i principi di programmazione in sostituzione dei meccanismi di conformità”.

Fondamentale nella Proposta di Legge degli architetti italiani la codificazione degli strumenti per la strategia urbana. Poiché la rigenerazione urbana è un miglioramento sociale delle comunità urbane, vanno definiti metodi di lavoro che non possono più basarsi sulla pianificazione intesa in senso novecentesco. Oggi, necessaria più che mai, deve, invece, basarsi su strategie urbane, declinate attraverso azioni specifiche, attuate attraverso progetti finanziati mediante strumenti che sappiano coniugare energie private e energie pubbliche, magari derivanti da più assi ministeriali.

Ci vuole, infine, l’istituzione di una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, che riconosca le proposte progettuali che hanno maggiori capacità di innescare processi virtuosi di rigenerazione e che possano avere quindi percorsi preferenziali di finanziamento.