Il comparto delle costruzioni chiude il 2025 con segnali incoraggianti, ma davanti ha una sfida tutt’altro che semplice: entrare in una nuova fase di sviluppo, ora che gli effetti di bonus e PNRR iniziano a ridursi. A tracciare il quadro è il Rapporto 2026 “Il Sistema delle costruzioni in Italia” di Federcostruzioni e Cresme, presentato all’apertura della 60ª edizione di SAIE a Bologna.
Costruzioni, il valore della filiera sfiora i 649 miliardi
Nel 2025 il sistema italiano delle costruzioni ha raggiunto un valore di 648,7 miliardi di euro, con una crescita della produzione dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Gli occupati sono saliti del 3%, arrivando a 3,4 milioni di persone, pari al 14% degli occupati complessivi in Italia. Dal 2019 al 2025, inoltre, la produzione della filiera è aumentata del 33,7% in termini reali.
Anche l’export ha contribuito al risultato: le esportazioni hanno raggiunto 64,3 miliardi di euro (+2,1%), mentre il saldo commerciale positivo è salito a 34,7 miliardi.
Opere pubbliche in crescita, residenziale in frenata
A trainare il mercato sono state soprattutto le opere pubbliche, che nel 2025 hanno registrato un incremento del 21%, raggiungendo 96,6 miliardi di euro e rappresentando il 41,5% degli investimenti complessivi in costruzioni. Gli investimenti totali nel settore si sono attestati a 232,6 miliardi di euro.
Di segno opposto l’andamento dell’abitativo, sceso del 15,6%. Le nuove abitazioni hanno perso il 5%, mentre la manutenzione straordinaria residenziale ha segnato un -18%. Il mercato mostra quindi un progressivo spostamento dalla riqualificazione incentivata verso infrastrutture e investimenti pubblici.
Le previsioni per il 2026 per la filiera delle costruzioni
Per il prossimo anno il Rapporto prevede una ripresa: gli investimenti in costruzioni dovrebbero crescere del 5,6%, sostenuti ancora una volta dalle opere pubbliche, attese in aumento del 12%. È previsto anche un recupero della manutenzione straordinaria residenziale (+3,5%), mentre rimangono negative le prospettive per le nuove abitazioni (-4,5%) e per le nuove costruzioni private non residenziali (-3%).
Il confronto sul futuro della filiera si è intrecciato con i temi del Piano Casa, della rigenerazione urbana e della necessità di garantire continuità agli investimenti dopo il PNRR. Emanuele Ferraloro, presidente di Federcostruzioni, ha sottolineato la necessità di una “politica industriale delle costruzioni stabile e di medio-lungo periodo”, indicando tra le priorità rigenerazione del patrimonio, revisione delle norme urbanistiche, carenza di manodopera e ricambio generazionale.