Il Pnrr non è stato solo un piano di investimenti, ma un vero banco di prova per il sistema delle costruzioni italiane. Ha spinto le imprese a crescere, a innovare e a rafforzarsi, dimostrando che, se ben governate, le risorse pubbliche possono trasformarsi in sviluppo reale. Ora quella spinta rischia di esaurirsi: la sfida è non disperdere il metodo e farne una leva strutturale per affrontare nodi decisivi come l’emergenza abitativa e la competitività del Paese.
È questo il messaggio che emerge dall’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni presentato dall’Ance. Secondo la presidente, Federica Brancaccio, in uno scenario globale fragile “dobbiamo fare leva sui nostri punti di forza per sostenere la crescita dell’economia italiana” e serve “mettere nero su bianco un Piano casa, con una governance forte e misure finanziarie, urbanistiche e fiscali in grado di offrire risposte alle diverse fasce di popolazione”.
Il Pnrr, come ha sottolineato il vicepresidente Ance per il Centro Studi, Piero Petrucco, è stato “una stagione di efficienza che non dobbiamo disperdere”, nella quale il Paese è riuscito a spendere di più, più velocemente e meglio, innovando processi e rafforzando le imprese più strutturate, anche sotto il profilo della solidità finanziaria.
I dati del Centro Studi Ance confermano questa dinamica. Dopo la flessione del 2025, nel 2026 gli investimenti nel settore tornano a crescere (+5,6%). Tra il 2020 e il 2025 le costruzioni hanno avuto un ruolo chiave nell’occupazione, con 350mila nuovi posti di lavoro. Decisivo il contributo del Pnrr: l’Italia ha già ricevuto il 79% delle risorse complessive e oltre la metà della spesa ha riguardato il comparto. Restano però 15 miliardi da utilizzare oltre il 2026, rendendo prioritario il completamento dei cantieri in corso.
Il rapporto evidenzia anche l’impatto sulle imprese: 5.600 aziende impegnate nei cantieri Pnrr hanno registrato crescita dimensionale e produttività, con un aumento del 67% degli addetti rispetto al 2017.
La questione abitativa
Ampio spazio è dedicato alla questione abitativa. Nelle grandi città, per molte famiglie l’acquisto o l’affitto sono diventati insostenibili. Da qui l’urgenza di un Piano Casa: dei 15 miliardi potenzialmente attivabili, il Governo ha già individuato 7 miliardi, rafforzando governance e anticipando la spesa. Come ha ricordato Ezio Micelli, la casa va considerata “un’infrastruttura sulla quale investire per migliorare la vita dell’intera comunità”.
La fase post-Pnrr è ormai alle porte. Per Renato Loiero, l’attenzione si sposta ora sulla capacità delle imprese di raccogliere le sfide della sostenibilità ambientale e della qualità dell’abitare, trasformando l’eredità del Piano in crescita duratura.
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