Il DDL Architettura torna al centro del dibattito istituzionale e professionale, con ricadute che potrebbero incidere in modo concreto sul futuro delle città, delle infrastrutture e della qualità dell’abitare. Dietro le nuove norme in discussione, però, si muove un confronto acceso tra visioni, competenze e responsabilità. Un confronto che va ben oltre l’estetica degli edifici e che chiama in causa sostenibilità, sicurezza e governance. È in questo scenario che si inserisce l’intervento del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, chiamato a far sentire la propria voce in Senato.
Il CNI ha preso parte all’audizione presso la 7ª Commissione del Senato sui Disegni di Legge AS 1112 e AS 1711, dedicati alla promozione e valorizzazione dell’architettura. A rappresentare l’ente sono stati il presidente Angelo Domenico Perrini e il consigliere Alberto Romagnoli, al termine di un lavoro condiviso con la vicepresidente vicaria Carla Cappiello.
“Come Consiglio Nazionale, teniamo ad esprimere apprezzamento per le finalità generali dei provvedimenti”, ha dichiarato Perrini, sottolineando il sostegno agli obiettivi di rigenerazione urbana e miglioramento dell’ambiente costruito, pur evidenziando la necessità di intervenire su alcuni aspetti chiave.
Romagnoli ha chiarito che la qualità progettuale non può essere ridotta alla sola dimensione formale. Essa deriva dall’equilibrio tra sicurezza, efficienza energetica, sostenibilità ambientale, durata nel tempo e adattamento ai cambiamenti climatici. Da qui la richiesta di un approccio realmente multidisciplinare, basato sulla collaborazione tra architetti, ingegneri e altri professionisti tecnici.
Il CNI ha inoltre segnalato il rischio di una centralità eccessiva attribuita alla figura dell’architetto, anche in ambiti a forte contenuto ingegneristico. Una visione ritenuta limitante, che potrebbe indebolire proprio la qualità che la norma intende promuovere. Per questo è stata proposta, tra le altre cose, la sostituzione del termine “Architetto della Città” con “Progettista della Città”.
Altro tema centrale riguarda la governance. L’assegnazione della regia esclusiva al Ministero della Cultura, prevista dal DDL AS 1711, rischia di generare sovrapposizioni e rallentamenti. Il CNI propone invece un coordinamento guidato dal Ministero delle Infrastrutture, in raccordo con il Ministero della Cultura, per garantire coerenza con il Codice dei Contratti Pubblici.
Sull’articolo 10 del DDL AS 1711, relativo ai parametri ambientali, gli ingegneri ribadiscono la necessità di basarsi su misurazioni scientifiche e sul coinvolgimento di esperti in fisica tecnica e ambientale.
Concorsi e accessibilità: il parere degli ingegneri sul DDL Architettura
Per quanto riguarda i concorsi di progettazione, il Consiglio ne riconosce il valore, ma mette in guardia dall’obbligo generalizzato. “Va segnalato - ha detto Romagnoli - che il DDL 1112 prevede anche un impianto fortemente coercitivo, che rischia seriamente di paralizzare le stazioni appaltanti”, ribadendo l’importanza del principio di proporzionalità.
Il CNI chiede inoltre di non escludere la valutazione dell’esperienza professionale e propone di sostituire la dicitura “Giovani Architetti” con “Giovani Progettisti”, per valorizzare tutte le competenze tecniche.
Infine, viene richiesto di rafforzare il riferimento all’accessibilità universale, intesa come insieme di soluzioni progettuali complesse che richiedono competenze specialistiche e valutazioni oggettive.
“In conclusione - ha affermato Carla Cappiello -, il CNI ha ribadito che i progetti di qualità nascono dalla mescolanza delle competenze, non dalla loro separazione”, riassumendo lo spirito costruttivo con cui l’ente intende contribuire al miglioramento dei provvedimenti.
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