Ddl architettura: la posizione delle società di ingegneria

di Marco Zibetti
Prosegue il dibattito sul DDL Architettura e sul futuro dei progetti pubblici nel nostro Paese. Intervengono le società di ingegneria rappresentate dall’OICE

C’è un modo diverso di valorizzare il progetto pubblico senza trasformarlo in un percorso a ostacoli. È questo, in sintesi, il messaggio che emerge dal confronto sul DDL Architettura, dove qualità, competenze e sostenibilità dei processi diventano temi centrali. Ma dietro le buone intenzioni, si nascondono nodi ancora da sciogliere, che rischiano di rallentare anziché migliorare il sistema. Ed è proprio su questi aspetti che si concentra l’intervento degli operatori del settore.
Nel corso di un’audizione presso la settima Commissione (Cultura) del Senato, dedicata all’esame dei disegni di legge n. 1112 e 1711, l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, ha espresso una valutazione articolata sulle proposte in discussione. A rappresentare l’associazione sono stati il vicepresidente Alfredo Ingletti e il direttore generale Andrea Mascolini.
Pur riconoscendo l’obiettivo di rafforzare la qualità architettonica e progettuale delle opere pubbliche, l’OICE ha evidenziato alcune criticità. Secondo l’associazione, il provvedimento appare eccessivamente orientato agli aspetti formali ed estetici, con una forte centralità attribuita alla figura dell’architetto. Un’impostazione che, a loro avviso, rischia di compromettere l’equilibrio tra le diverse competenze tecniche indispensabili per una progettazione completa ed efficace, che coinvolge ingegneri e numerose altre professionalità.
Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo dei concorsi di progettazione. Nel suo intervento, Alfredo Ingletti ha manifestato forti perplessità sull’idea di renderli uno strumento generalizzato. “Siamo assai perplessi sull’obbligo generalizzato del concorso perché oggi, per come sono gestiti i concorsi che generalmente si risolvono in un inutile dispendio di tempo, risorse e energie”, ha spiegato, sottolineando come spesso si arrivi a produrre “anche 20/30 PFTE in un concorso di cui uno solo verrà sviluppato”.
Una situazione che, secondo Ingletti, comporta “un costo irragionevole” e potrebbe essere superata adottando modelli più selettivi, come quello francese, basato sulla preselezione di un numero ristretto di soggetti qualificati. “Solo così si coniugherebbe efficientemente scelta del progetto e scelta del progettista”, ha precisato.

DDL Architettura: le altre criticità segnalate dall’OICE

Tra le altre criticità segnalate, emergono i tempi spesso incompatibili con le esigenze delle stazioni appaltanti e la mancanza di una verifica preventiva dei requisiti economici, organizzativi e tecnici dei partecipanti. “La mancata richiesta dei requisiti di capacità economica-organizzativa e tecnico-professionale a tutti i concorrenti prima dello svolgimento del concorso - ha aggiunto - finisce per rendere necessarie pesanti revisioni nelle fasi successive”.
Alla luce di queste valutazioni, l’OICE si è detta contraria all’ipotesi di estendere in modo automatico l’obbligo di ricorso ai concorsi oltre l’attuale quadro normativo. La linea indicata in Commissione è netta: nessuna deroga al Codice degli appalti e una revisione delle procedure ispirata ai modelli europei più efficienti.
L’obiettivo, secondo l’associazione, deve essere quello di selezionare fin dall’inizio soggetti in grado di garantire la realizzabilità dei progetti nei tempi e nei costi previsti, favorendo anche raggruppamenti multidisciplinari. Solo così, conclude l’OICE, sarà possibile trasformare i concorsi in un vero strumento di qualità, senza penalizzare l’efficienza e la sostenibilità dell’intero processo progettuale.


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