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Ddl Stadi: cosa funziona e cosa no nel provvedimento?

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Ddl Stadi: cosa funziona e cosa no nel provvedimento?
Il parere degli ingegneri sul Ddl Stadi che prevede semplificazioni, tutele e nuovi strumenti per accelerare lo sviluppo degli impianti sportivi italiani

Il Ddl Stadi promette di cambiare le regole del gioco per le infrastrutture sportive. Cosa prevede il provvedimento? E quale sarà il suo impatto concreto? Alcuni segnali arrivano dagli ingegneri, chiamati a esprimersi su una riforma che punta a semplificare, innovare e accelerare.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri è intervenuto in Senato, davanti alle Commissioni riunite 7ª e 8ª, nell’ambito dell’esame del DDL 1312 sugli stadi. Presenti il presidente Angelo Domenico Perrini e il consigliere Domenico Condelli.
Perrini ha evidenziato un giudizio favorevole sull’impianto del disegno di legge, sottolineando l’urgenza di un intervento organico in un ambito da tempo appesantito da procedure complesse e stratificate.

Ddl Stadi: l’intervento del CNI in Senato

Entrando nel merito, Condelli ha osservato: “L’esperienza concreta evidenzia come la realizzazione di infrastrutture sportive richieda oggi percorsi amministrativi estremamente lunghi e frammentati”. In questo contesto, il DDL viene considerato “iniziativa coerente e opportuna”, orientata alla modernizzazione e alla semplificazione dei processi decisionali.
Ampia condivisione anche sull’idea di stadio come infrastruttura multifunzionale, non più limitata all’evento sportivo, ma aperta a usi commerciali, culturali e ricreativi. Positivo il riferimento alla “Rinascenza”, intesa come rigenerazione urbana integrata basata su sostenibilità, qualità progettuale e innovazione. “Il DDL riconosce la natura degli stadi contemporanei quali infrastrutture urbane complesse”, ha aggiunto Condelli.
Tra i punti qualificanti, il CNI apprezza l’introduzione di una struttura di missione con funzioni di coordinamento e stazione appaltante, utile a ridurre la frammentazione, pur richiamando l’attenzione a non gravare eccessivamente sui tecnici. Sul fronte dei concorsi internazionali, viene proposta l’estensione delle competenze delle commissioni, includendo esperti di impatto sociale e sicurezza urbana.
Valutazione positiva anche per il ricorso al Partenariato Pubblico-Privato e per il procedimento autorizzatorio unico, così come per i tempi certi nell’espressione dei pareri e l’obbligo di indicare soluzioni mitigative in caso di dissenso. Il CNI chiede però maggiori garanzie per i tecnici, affinché possano operare senza timori di responsabilità improprie.
Apprezzato il credito d’imposta fino al 40% per progetti ad alte prestazioni ambientali e l’istituzione del Catalogo nazionale degli stadi, considerato un passo verso una gestione più strutturata del patrimonio. L’auspicio è che diventi un vero hub informativo, integrato anche con modelli digitali in linea con il nuovo Codice dei contratti.
“In conclusione, il DDL 1312 costituisce un intervento normativo di significativa rilevanza strategica”, ha dichiarato Condelli, sottolineando la necessità di garantire procedure unitarie, certezza decisionale e adeguata tutela della responsabilità tecnica.
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha infine trasmesso una nota con le proprie osservazioni, confermando la disponibilità a collaborare con le istituzioni per contribuire all’attuazione della riforma.


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