Decreto Pnrr: cosa ne pensano le imprese artigiane?

di Marco Zibetti
Cosa cambierà grazie al Decreto Pnrr? Il provvedimento è in linea con le aspettative delle imprese? Leggiamo il parere di Confartigianato, CNA e Casartigiani

Il Decreto Pnrr promette di snellire regole, accorciare i tempi e rendere più semplice il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Ma le buone intenzioni si trasformeranno davvero in risultati concreti? Tra aspettative, criticità e proposte di miglioramento, le associazioni di categoria lanciano un messaggio chiaro: senza un cambio di passo strutturale, il rischio è che le semplificazioni restino solo sulla carta. Ecco cosa c’è davvero in gioco.
Nel corso dell’audizione alla Commissione Bilancio della Camera, Confartigianato, CNA e Casartigiani hanno espresso una valutazione complessivamente positiva sul pacchetto di misure introdotte, auspicando però ulteriori interventi durante l’iter parlamentare. Secondo le tre organizzazioni, la vera sfida è rendere permanenti le semplificazioni nate in fase emergenziale, rafforzare le competenze tecniche degli enti locali, ridurre le sovrapposizioni burocratiche e accelerare sulla digitalizzazione.
Per le associazioni, l’architettura amministrativa rappresenta la vera infrastruttura degli investimenti pubblici: senza regole chiare e tempi certi, le risorse rischiano di non generare sviluppo. La semplificazione, dunque, deve diventare una politica stabile, non un rimedio temporaneo.

Decreto Pnrr: l’analisi di Confartigianato, CNA e Casartigiani

Apprezzato il potenziamento delle strutture centrali impegnate nell’attuazione del PNRR, ma le maggiori criticità restano a livello territoriale. Senza un rafforzamento duraturo degli uffici locali, soprattutto nei piccoli Comuni, le innovazioni rischiano di restare solo formali. Positivi, in questo senso, i tempi certi per la conferenza dei servizi e il rafforzamento del silenzio-assenso, che introducono maggiore responsabilità decisionale. Tuttavia, viene richiesto un migliore coordinamento con le norme edilizie e l’estensione delle procedure semplificate. Favorevole anche l’uniformazione del regime SCIA per le insegne, che riduce frammentazioni e oneri.
Sul fronte della trasparenza, viene condiviso l’obiettivo di migliorare la tracciabilità delle risorse pubbliche. Tuttavia, l’obbligo di ripubblicare dati già presenti nel Registro Nazionale degli Aiuti di Stato viene giudicato una duplicazione in contrasto con il principio “once only”. Anche il sistema sanzionatorio, fino all’1% delle somme percepite, è considerato eccessivo, soprattutto per le microimprese.
Valutazione positiva anche per le misure sugli esami da autotrasportatore, ora sostenibili in qualsiasi provincia della regione. Secondo le stime, questo potrebbe portare a un aumento dei candidati tra il 10% e il 15%. Le associazioni propongono inoltre una razionalizzazione nell’uso dei veicoli, consentendo l’impiego promiscuo conto proprio e conto terzi.
Cruciale resta il tema dell’interoperabilità delle banche dati. Oggi le imprese devono confrontarsi con decine di piattaforme diverse per partecipare alle gare pubbliche, inserendo più volte le stesse informazioni. La digitalizzazione, sottolineano, deve puntare alla semplificazione reale, attraverso una piattaforma nazionale unica.
Apprezzate anche le misure su privacy, responsabile tecnico temporaneo e attestati FER, con l’auspicio di ulteriori alleggerimenti burocratici in fase di conversione.
Infine, sul ruolo del GSE nella gestione dei programmi su biometano, agrivoltaico e comunità energetiche, le associazioni chiedono garanzie sulla copertura delle circa 48 mila domande già presentate. L’obiettivo è tutelare i progetti idonei, prevedere meccanismi di recupero e evitare nuovi adempimenti per chi ha già completato l’iter.


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