Che il principale antagonista delle energie rinnovabili degli ultimi tempi, si rivelasse un suo alleato, proprio non lo si poteva immaginare.
Con la firma da parte del Presidente Napolitano del “decreto rinnovabili”, si era prospettato un futuro poco roseo per gli operatori del settore delle energie “alternative”.
L’incidente diFukushima ha invece riacceso i riflettori sul tema della sostenibilità energetica, portando a un dietro front della linea politico-strategica portata avanti dal Governo.
Con un emendamento al decreto legge omnibus, la moratoria di un anno viene difatto sostituita con “l’abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari”. L’Italia segue quindi la scia delle decisioni tedesche che per prime si sono fatte sentire nel panorama europeo, all’indomani dell’incidente nucleare giapponese.
Il nuovo testo sostituirà il vecchio articolo 5 contenente la moratoria di un anno, abrogando tutte le disposizioni contenute nel quesito referendariodel prossimo giugno, a partire dall’articolo 7 del D.L. n. 112 del 2008 che prevede la realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare nel territorio nazionale. Nello specifico vengono anche cancellate le norme relative al nucleare della legge sviluppo del 2009, dei decreti legislativi 31 del 2010 e 31 del 2011 che riguardano la localizzazione dei siti delle centrali e del decreto 104 del 2010. Tra gli articoli abrogati figura anche quello relativo alla “promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione o da fusione”. Quello che doveva essere un documento programmatico con obiettivi strategici di sviluppo del nucleare risulta essere un semplice “manuale” che indirizza sulla gestione dei rifiuti radioattivi, di decommissioning degli impianti dismessi, localizzazione delle scorie e compensazioni per il territorio che le ospiteranno.
Da un punto di vista strettamente tecnico, ai sensi della legge n. 352 del 1970 è stabilito che, qualora vi sia abrogazione delle disposizioni oggetto del quesito referendario, “l’Ufficio centrale per il referendum dichiara che le operazioni relative non hanno più corso”.
Con la cancellazione delle norme di cui sopra, ci si aspetta che il referendum, che come noto in Italia ha natura esclusivamente abrogativa, venga annullato. Restanoperò i dubbi sulla volontà del Governo di abbandonare l’energia atomica una volta superato il referendum, in quanto nell’emendamento viene precisato che la nuova pianificazione energetica nazionale sarà varata entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto omnibus, lasciando ancora aperta una possibilità di ripensamento.
Allo stato degli atti questo grande stop al nucleare non potrebbe quindi che far bene alle rinnovabili che vengono prese in più forte considerazione dal Governo stesso quale alternativa valida all’atomo, e le dichiarazioni dello stesso Ministro Romani lasciano trasparire la volontà di rivedere in chiave ottimistica i grossi tagli fino ad ora prospettati. L’Italia,a differenza di altri paesi, non sembra affattomatura per poter affrontare il tema nucleare e l’”alternativa buona” non può che essere il settore delle rinnovabili.
Al di là delle questioni puramente retoriche, partitiche e politiche, ciò che oggi l’Italia si trova di fronte è una grande possibilità: sfruttare l’incertezza normativa per far crescere un settore potenzialmente strategico. Innanzitutto vi sono alcuni punti fondamentali su cui focalizzare l’analisi. Il primo riguarda gli impianti di piccole dimensioni (potenza fino a 200 KW) per i quali è previsto un taglio degli incentivi modesto rispetto a quelli attuali (stimato tra l’1 e il 3%), mentre più pesante sarà il taglio ai grandi impianti al fine di contrastare eventuali investimenti speculativi. Vi saranno poi incentivi per la ricerca e l’innovazione e per gli impianti fotovoltaici realizzati su terreni contaminati, discariche o su tetti di edifici pubblici. Dal 2013 si passerà poi a un modello di incentivazione che rispecchia quello tedesco, secondo il quale l’aiuto scenderà con il calare dei costi della tecnologia. L’intento è quello di salvare la redditività degli investimenti e al contempo l’industria del fotovoltaico ed evitare crisi di rigetto come quella avvenuta in Spagna.
Ciò che dobbiamo auspicarci è che vengano emessi in breve tempo decreti attuativi che tutelino gli interessi di tutti gli operatori del settore offrendo una grande opportunità per l’industria italiana; regole certe sono fondamentali per perseguire la strada della sostenibilità e dell’efficienza energetica garantendo stabilità agli investitori.
* Questo articolo è tratto da Comunicare Energia, N° 3 Mag-Giu 2011.
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