Una gara da 262,8 milioni di euro riaccende il confronto sulle modalità di affidamento dei servizi di ingegneria e architettura. Al centro della vicenda c’è il nuovo bando del Demanio che, secondo Fondazione Inarcassa, presenta elementi tali da limitare l’accesso al mercato da parte di liberi professionisti e piccole e medie realtà. L’ente chiede quindi un confronto con l’Agenzia e, in alternativa, il ritiro della procedura.
Il bando, pubblicato alla fine di luglio dall’Agenzia del Demanio, prevede l’affidamento di servizi di ingegneria e architettura attraverso accordi quadro della durata di tre anni. La procedura è articolata in quattro lotti, ma presenta una forte concentrazione economica: uno di questi ha infatti un valore di 216 milioni di euro, pari a circa l’82% dell’importo complessivo.
Secondo Fondazione Inarcassa, proprio il ricorso agli accordi quadro per prestazioni di natura intellettuale rischia di favorire una progressiva concentrazione del mercato, riducendo le possibilità di partecipazione per i professionisti e per le organizzazioni di dimensioni più contenute.
“Il recente bando dell’Agenzia del Demanio conferma le criticità che come Fondazione Inarcassa denunciamo da tempo in sede nazionale ed europea: l'applicazione degli accordi quadro ai servizi di ingegneria e architettura si rivela spesso impropria e penalizzante per i liberi professionisti, favorendo spesso gruppi strutturati in multinazionali”. Lo afferma l’architetto Felice De Luca, presidente della Fondazione Inarcassa.
Senza mettere in discussione lo strumento degli accordi quadro in sé, De Luca sottolinea che i servizi professionali richiedono interventi specifici e legati alle caratteristiche dei singoli contesti. “È necessario ribadire che i servizi professionali richiedono soluzioni uniche, su misura e strettamente connesse al territorio”.
Le criticità nella struttura della gara del Demanio
Per la Fondazione, inoltre, la struttura della gara potrebbe creare difficoltà già nella fase di predisposizione delle offerte. L’analisi tecnica evidenzia infatti l’assenza di informazioni considerate essenziali, come luoghi, tempistiche e specifici oggetti edilizi o urbanistici. Gli operatori sarebbero quindi chiamati a definire ribassi, strutture organizzative e impegni triennali sulla base di prestazioni individuate principalmente per macro-categorie e massimali di spesa.
Da qui la richiesta di aprire un’interlocuzione con l’Agenzia del Demanio per modificare il bando e adottare procedure più coerenti con gli obiettivi nazionali ed europei. In alternativa, Inarcassa ne chiede il ritiro, affinché siano garantiti un effettivo coinvolgimento dei professionisti, il rispetto dell’autonomia professionale e dell’equo compenso, oltre a una corretta definizione delle responsabilità.