Il quadro del dissesto idrogeologico in Italia continua a peggiorare, con un aumento delle criticità e una diffusione sempre più ampia del rischio sul territorio nazionale. Le emergenze si moltiplicano e la capacità di risposta fatica a tenere il passo.
Secondo il rapporto Ispra 2025, rispetto al 2021 le aree a pericolosità da frana crescono del 15%, passando dal 20% al 23% della superficie nazionale. Oggi oltre 5 milioni di persone sono esposte al rischio frane e quasi 7 milioni a quello di alluvioni.
Gli episodi recenti di Niscemi, in Sicilia, insieme a quelli di Silvi in Abruzzo e Petacciato in Molise, confermano la fragilità strutturale del territorio italiano e i limiti ancora evidenti delle politiche di contrasto al dissesto idrogeologico, nonostante l’aumento degli investimenti.
Negli ultimi cinque anni gli stanziamenti medi sono saliti a 1,8 miliardi annui, contro i 777 milioni del periodo 2010-2019. Tra il 2020 e il 2025 le risorse complessive hanno superato gli 11 miliardi di euro, pari al 52% dei fondi degli ultimi 26 anni, senza però un miglioramento proporzionale della situazione.
Le priorità indicate riguardano l’adeguamento delle norme tecniche alle nuove condizioni climatiche, una cartografia del rischio più dettagliata e una governance più efficiente e coordinata.
Questi temi sono al centro della 3ª Giornata Nazionale della Prevenzione e Mitigazione del Rischio Idrogeologico promossa a Roma da Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Consiglio Nazionale dei Geologi e Fondazione Inarcassa.
Dissesto idrogeologico: parlano ingegneri, geologi e Fondazione Inarcassa
“Ormai è evidente come il Paese non abbia un problema di disponibilità finanziarie. Il tema piuttosto è come spendere in modo adeguato le consistenti risorse stanziate - afferma Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI -. Le somme a disposizione per la mitigazione del rischio idrogeologico sono state ampie, ma purtroppo la loro messa a terra non ha portato ad un reale miglioramento della situazione, ciò anche a causa di difficoltà organizzative e gestionali delle Pubbliche Amministrazioni, che devono attivare gli strumenti di contrasto. In generale assistiamo ad una governance dispersiva causata dalla sovrapposizione delle strutture amministrative chiamate ad intervenire sul tema del dissesto, aggravata dalla mancanza di una Cabina di regia”.
“Il Rapporto ISPRA 2025 descrive il dissesto idrogeologico non più come un’emergenza, ma come una condizione strutturale con cui il Paese deve imparare a convivere. Se è così, non può essere affrontato con strumenti straordinari: deve diventare una priorità ordinaria - afferma Roberto Troncarelli, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi -. La Terza Edizione della Giornata Nazionale della Prevenzione e Mitigazione del Rischio Idrogeologico, attraverso diversi momenti di dibattito tra esperti del mondo accademico, istituzionale e professionale, è una testimonianza di condivisione di competenze trasversali ed esperienze virtuose. L’obiettivo è favorire l’attuazione di strategie capaci di garantire interventi efficaci e continuativi di tutela del territorio”.
“Superare la frammentazione decisionale autorizzativa e migliorare la pianificazione degli interventi, attraverso la cabina di regia e un piano per il Paese che integri le diverse fasi di intervento: questi sono i primi e necessari passi - dichiara Andrea De Maio, Presidente di Fondazione Inarcassa -. Il dissesto idrogeologico è un problema strutturale, non una crisi a cui far fronte in momenti di emergenza e questo è evidente dai dati forniti da ISPRA. È tempo di mettere a sistema ogni risorsa disponibile. Come professionisti, continueremo a fare la nostra parte al servizio dei territori e della collettività”.
