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DL Ambiente: i costruttori spingono per la semplificazione

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DL Ambiente: i costruttori spingono per la semplificazione
Ascoltata a proposito del DL Ambiente, l’Ance chiede di confermare le semplificazioni e intervenire su procedure, riutilizzo dei materiali e bonifiche

Il DL Ambiente mette sul tavolo alcune novità che possono incidere concretamente sui tempi e sulle modalità con cui le imprese affrontano gli interventi. Ora, però, il passaggio parlamentare diventa decisivo: l’Ance chiede di preservare le misure già introdotte e di intervenire su alcuni nodi ancora aperti, con l’obiettivo di rendere più semplice e prevedibile l’attuazione delle opere.
La posizione dell’Associazione nazionale dei costruttori edili è stata illustrata dal vicepresidente alla Transizione ecologica, Stefano Betti, durante l’audizione alla Commissione Ambiente della Camera sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 177 dell’8 ottobre 2026.
Secondo l’Ance, le disposizioni contenute nel provvedimento intervengono su aspetti della normativa ambientale che hanno effetti diretti sull’attività delle imprese. Betti ha definito le misure “interventi di buon senso”, sottolineando che le semplificazioni non comportano una riduzione delle tutele, ma puntano a concentrare controlli e adempimenti sui rischi effettivi.

Terre e rocce da scavo, spazio al riutilizzo

Uno dei capitoli centrali riguarda terre e rocce da scavo. Per l’Ance è necessario favorire una gestione che permetta di considerarli, quando possibile, una risorsa da reimpiegare anziché materiali da destinare automaticamente allo smaltimento.
In quest’ottica, l’articolo 4 del decreto viene giudicato “un passaggio importante nella direzione dell’economia circolare”. Il riutilizzo nel sito di produzione permette infatti di ridurre trasporti, rifiuti, emissioni e prelievo di nuove materie prime dalle cave.
Particolare attenzione viene riservata alla soglia di 20 metri cubi prevista per i piccoli cantieri, come quelli relativi a reti, sottoservizi, allacci e manutenzioni. Per l’Ance, il limite introduce una proporzione più equilibrata tra quantità movimentate, durata delle lavorazioni e adempimenti richiesti, mantenendo le necessarie garanzie ambientali.

Deposito temporaneo e certezza delle regole

Valutazione positiva anche per la norma sul deposito temporaneo, che porta nella fonte primaria la soglia complessiva di 4.000 metri cubi, con un massimo di 800 metri cubi di rifiuti pericolosi, già prevista dal Dpr 120/2017.
L’obiettivo, secondo l’Ance, è rafforzare la certezza del diritto e superare le incertezze interpretative emerse nell’applicazione della disciplina. Per questo l’Associazione considera “essenziale che l’articolo 185-ter sia confermato integralmente nel corso dell’esame parlamentare”.
Resta inoltre la richiesta di procedere con una revisione complessiva del Dpr 120/2017, così da arrivare a un quadro normativo più organico, uniforme e favorevole al reimpiego dei materiali.

Valutazioni ambientali e tempi degli interventi

L’Ance guarda con favore anche alle misure dedicate alle valutazioni ambientali. La prevedibilità dei tempi viene considerata fondamentale per programmare i cantieri, rispettare i cronoprogrammi e garantire la sostenibilità economica degli interventi.
Un miglior coordinamento delle istruttorie può, secondo l’Associazione, ridurre sovrapposizioni e rendere più lineare il processo decisionale, senza compromettere la qualità delle verifiche. L’obiettivo è fare in modo che “le semplificazioni possano tradursi in una maggiore efficacia dell’azione amministrativa”.

Bonifiche, il nodo della rigenerazione

Sul fronte delle bonifiche, l’Ance considera il decreto un punto di partenza da rafforzare. Tra le richieste figura un maggiore coordinamento tra procedimenti ambientali, urbanistici ed edilizi, per trasformare la bonifica in una fase integrata di recupero e valorizzazione delle aree.
L’Associazione chiede inoltre tempi più stringenti, poteri sostitutivi più efficaci in caso di inerzia e un adeguato sostegno tecnico e amministrativo agli enti locali.
Il tema non riguarda soltanto la tutela ambientale. Recuperare aree dismesse o compromesse significa, secondo l’Ance, restituire valore a territori e città, favorendo servizi, abitazioni e attività produttive senza ricorrere a nuovo consumo di suolo. L’obiettivo è “trasformare una passività ambientale in una risorsa”.
Per Betti, anche il fattore tempo ha un peso determinante: “Il tempo non è una variabile neutra”. I ritardi possono infatti aumentare i costi, immobilizzare capitali e rendere meno sostenibili interventi di recupero che potrebbero contribuire alla rigenerazione urbana.
La richiesta dell’Ance è quindi quella di consolidare un sistema capace di tenere insieme tutela ambientale, regole certe e procedure più rapide, rendendo effettivi il riutilizzo dei materiali, la realizzazione delle opere e il recupero delle aree compromesse.