DL Commissari: cosa manca al provvedimento secondo le imprese?

di Marco Zibetti
Il DL Commissari mostra segnali incoraggianti ma restano criticità tra liquidità delle imprese, rincari dei materiali e incertezze sulla gestione delle opere

Il DL Commissari accende i riflettori su nodi che non possono più essere rimandati. Un primo segnale è arrivato, ma per il settore delle costruzioni non basta: tra cantieri da portare a termine e costi in crescita, la partita è ancora tutta da giocare. E sul tavolo restano questioni che potrebbero incidere in modo decisivo sulla tenuta dell’intero comparto. Scopriamo di più.
Nel corso di un’audizione, il vicepresidente Ance, Federico Ghella, ha riconosciuto al provvedimento il merito di aver acceso l’attenzione su tre priorità: garantire pagamenti puntuali alle imprese (inclusi quelli legati al caro materiali), assicurare una programmazione stabile degli investimenti infrastrutturali oltre il Pnrr e proseguire con la semplificazione delle procedure, anche consolidando il modello già sperimentato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tuttavia, si tratta di ambiti che richiedono interventi più incisivi e immediati.
Il tema della liquidità resta infatti centrale. Dalla scorsa estate si registra un rallentamento nei flussi finanziari, che sta mettendo sotto pressione le imprese, proprio nella fase finale del Pnrr. A pesare è anche il mancato rimborso dei maggiori costi sostenuti per le materie prime: oltre 2 miliardi di euro risultano ancora non corrisposti per lavori conclusi da tempo.
Positiva, secondo l’Associazione, la misura che prevede 2,8 miliardi di euro a favore di Rfi per ridurre l’indebitamento. Ma il problema dei ritardi nei pagamenti riguarda l’intero sistema degli enti appaltanti e necessita di una risposta strutturale.

DL Commissari: il problema dell’aumento dei prezzi

A complicare ulteriormente il quadro interviene l’andamento dei prezzi energetici e delle materie prime, influenzato dalle tensioni internazionali. Nelle prime settimane di marzo si sono registrati forti rincari: petrolio oltre il 30%, gasolio +46%, gas naturale +55%. Anche il bitume ha subito aumenti fino al 50%, con effetti diretti sui costi delle opere: una pavimentazione stradale oggi costa circa il 25% in più rispetto a poche settimane fa.
Se questa dinamica dovesse continuare, avverte l’Ance, il rischio è quello di rallentamenti o stop nei cantieri, con impatti su tutta la filiera. Da qui la richiesta di riconoscere tali aumenti come cause di forza maggiore e di individuare strumenti più efficaci per garantire la continuità dei lavori.
Sul fronte della programmazione, giudizio positivo per l’impostazione adottata sul Ponte sullo Stretto, in particolare per l’allineamento tra risorse e avanzamento dell’opera, considerato un elemento utile per migliorare l’efficienza della spesa e rispettare i tempi.
Infine, sulle semplificazioni, il decreto viene visto come un passo avanti nella riduzione dei tempi autorizzativi. Restano però perplessità sull’estensione del modello commissariale e sull’uso dei poteri in deroga. Secondo l’Ance, tali strumenti possono essere utili nelle fasi preliminari, ma affidamento ed esecuzione devono restare ancorati alle regole del Codice dei contratti, a tutela della concorrenza e della corretta realizzazione delle opere.


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