Il Dl Infrastrutture rappresenta un passo importante per sostenere gli investimenti pubblici e accompagnare la conclusione del PNRR, ma secondo l’Ance ci sono ancora alcuni interventi che potrebbero renderlo più efficace. L'Associazione dei costruttori indica una serie di correttivi a costo zero, che puntano a garantire continuità ai cantieri, maggiore liquidità alle imprese e un'applicazione più efficiente delle norme. Scopriamo le principali richieste avanzate durante l'audizione alla Commissione Bilancio della Camera.
L'Ance promuove l'impianto del decreto-legge Infrastrutture e PNRR, definendolo uno strumento utile per favorire la realizzazione delle opere pubbliche e accompagnare la fase conclusiva del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il presidente designato Antonio Ciucci, intervenendo davanti alla Commissione Bilancio della Camera, ha però evidenziato la necessità di introdurre alcune misure “di immediata applicazione e a costo zero” per rafforzarne gli effetti.
Cosa va cambiato nel Dl Infrastrutture?
Tra le priorità indicate c'è la sospensione temporanea del recupero delle anticipazioni contrattuali, ritenuta fondamentale per sostenere la liquidità delle imprese in una fase ancora segnata dall'aumento dei costi delle materie prime. Le tensioni internazionali continuano infatti a pesare sul settore: da febbraio il bitume è aumentato del 53%, i prodotti plastici hanno registrato rincari fino al 100% e il ferro per cemento armato è cresciuto di circa il 20%.
L'Associazione chiede inoltre di sbloccare definitivamente le compensazioni previste dal decreto Aiuti per far fronte al caro materiali. Secondo i dati illustrati, restano da liquidare circa 2 miliardi di euro relativi ai lavori eseguiti nel 2024 e nel 2025, somme già riconosciute, ma non ancora corrisposte alle imprese, con ritardi che in alcuni casi superano i due anni. Per questo Ance propone di utilizzare l'Assestamento di bilancio o le risorse residue del PNRR per azzerare gli arretrati.
Un altro punto riguarda la disciplina dei subappalti. L'Associazione sollecita il ripristino della soglia fissa di 150 mila euro per individuare le categorie scorporabili, affiancandola al criterio del 10% del valore dell'opera. La misura, secondo Ance, consentirebbe di identificare con maggiore chiarezza le lavorazioni specialistiche già nella fase di gara, favorendo il ricorso a operatori in possesso della necessaria qualificazione SOA.
Giudizio favorevole anche sulle disposizioni dedicate agli ammortizzatori sociali. Ance apprezza la proroga, per il secondo semestre 2026, della non computabilità ai fini della durata della Cigo dei periodi di sospensione dell'attività dovuti a eventi meteo eccezionali e auspica che la misura diventi permanente.
Positiva, infine, anche la riforma della contabilità pubblica prevista dal decreto. Secondo l'Associazione, l'introduzione di un approccio economico-patrimoniale potrà migliorare la programmazione degli investimenti pubblici, favorendo manutenzione, conservazione e valorizzazione delle opere lungo tutto il loro ciclo di vita.
