Le nostre case sono sempre più moderne ed automatizzate e le analisi di Immobiliare.it indicano una sempre maggiore interesse, da parte di chi cerca un immobile da acquistare, nei confronti di elementi di domotica. A richiesta, quindi il mercato risponde.
Secondo le ultime indagini il 59% degli immobili nuovi realizzati in Italia possiede almeno un elemento di automazione: strumenti che se semplificano la vita di chi abita, al contempo permettono un risparmio economico e garantiscono un maggior rispetto dell’ambiente circostante. Il tutto a fronte di una spesa che oscilla tra i 10mila e i 50mila euro ma che implica un risparmio in bolletta che può arrivare anche al 20%.
Se la consapevolezza dell’utilità di elementi di domotica sta diventando sempre più diffusa – il 22% di chi cerca casa ritiene molto importanti o indispensabili gli elementi di domotica, addirittura il 33% di chi vive nelle grandi città – è evidente che anche chi si occupa di realizzare gli immobili abbia compreso l’importanza di investimenti nel settore. La domotica, inoltre, è un business tutto italiano, che coinvolge solo aziende promotrici del made in Italy: la crescita di questo settore è assolutamente una buona notizia.
Non tutti gli elementi di domotica, tuttavia, sono uguali: cambiano i costi di implementazione, le tecnologie di base e le aree di intervento. Esistono strumenti domotici di base, come i sistemi di apertura e chiusura automatica delle tapparelle, delle tende da sole, o di porte e finestre: li ritroviamo nel 43% delle abitazioni di nuova costruzione; ci sono poi altri elementi molto più complessi, come antifurti, videosorveglianza, distribuzione dell’energia elettrica, coordinamento degli elettrodomestici e via dicendo, che sono presenti nel 16% delle nuove costruzioni.
Non tutta l’Italia è preparata allo stesso modo ad offrire le tecnologie domotiche: il Trentino Alto Adige è la regione più avanti in questo processo di automatizzazione della casa, ben il 78% degli immobili nuovi è dotato di almeno un elemento di questo tipo; la Sicilia, di contro, è il fanalino di coda, con uno scarso 11%.