Si è tenuto venerdì 30 gennaio a Roma il convegno “Elettricità Futura“ sulla crescita sostenibile e sullo sviluppo del settore elettrico organizzato da Assoelettrica. Nelle diverse sessioni del convegno si sono susseguite interessanti relazioni incentrate sullo sviluppo futuro del sistema elettrico italiano e sulle tecnologie in gradi di sfruttare al meglio il vettore elettrico, in particolare al centro della discussione sono state le pompe di calore elettriche, la tecnologia forse più matura e più a portata di mano che permetterebbe nel brevissimo termine di conseguire importanti risultati come una maggiore efficienza energetica nel settore domestico e terziario ed un risparmio economico per i consumatori.
Davide Tabarelli di Nomisma Energia è stato protagonista della relazione introduttiva in cui ha evidenziato come il consumo di energia elettrica sia strettamente interlacciato con lo sviluppo della condizione umana. Ha fatto il punto sulla situazione energetica del nostro Paese stretto tra la crisi economica, drastico calo del termoelettrico ed i successi con le rinnovabili (siamo il primo paese per fotovoltaico al mondo in rapporto alla produzione complessiva con il 7%) ottenuti però a carissimo prezzo. Un messaggio positivo per quanto riguarda la domanda di energia elettrica che entro il 2030 crescerà di almeno 80 TWh, di cui 50 TWh saranno prodotti da cicli combinati a gas ed il resto da rinnovabili questa crescita avverrà pur considerando un’ipotesi di magra crescita del Pil del +1% annuo.
Tabarelli mette in guardia dall’ottimismo che si è creato sulle potenzialità delle nuove tecnologie, le reti saranno più intelligenti, ci saranno più rinnovabili ma i carichi saranno più imprevedibili a causa del calo del peso della grande industria sui consumi ed indica che sarà obbligatorio frenare la tendenza alla decentralizzazione del sistema elettrico, per preservare comunque una struttura integrata, condizione indispensabile per garantirne la sicurezza. Rimarcando poi come sulle reti intelligenti, come per le rinnovabili, si è sviluppato un eccesso di ottimismo e di fermento di idee che tende a confondere, oltre che ad assorbire risorse per fare sperimentazioni che tutti gli utenti devono poi pagare.
Nelle prime due sessioni “Che cos’è il vettore elettrico” e “Quanto vale il vettore elettrico” sono intervenuti:
Simone Lo Nostro e Giampiero Colli della Associazione Co.Aer. Colli ha descritto le pompe di calore e la loro integrazione negli edifici sia per il settore residenziale che nel terziario. Ha descritto un mercato per ora limitato a circa 1.300 MWt annui di potenza venduta. Ha descritto le criticità che ne frenano la diffusione, in particolare la crisi economica e la struttura tariffaria che penalizza gli elevati consumi elettrici anche se associati ad una maggiore efficienza energetica. Le pompe di calore garantiscono di dimezzare i consumi energetici rispetto ad una caldaia a gas ma i costi dell’elettricità rimangono elevati.
Davide Colombo di ANIE ha messo in evidenza la sempre maggiore penetrazione di tecnologie elettriche nel settore residenziale, l’utilizzo della domotica permette di mettere in comunicazione tra loro gran parte delle utenze di un’abitazione (climatizzazione, elettrodomestici, illuminazione, automazione, antifurto, impianti a fonti rinnovabili…).
Pia Saraceno di Ref-e ha evidenziato quali possono essere gli scenari di de-carbonizzazione conseguenti ad un maggiore utilizzo del vettore elettrico negli usi finali. Entro il 2050 per l’Italia si prevede una riduzione del 40% nell’utilizzo di energia primaria ma un aumento del 25% (rispetto al 2010) dei consumi di energia elettrica. Se l’efficienza energetica permetterà di abbattere i consumi elettrici di circa 130 TWh entro il 2050 l’utilizzo di elettrotecnologie efficienti porterà un aumento dei consumi di oltre 200 TWh.
Andrea Molocchi di ECBA Project ha quantificato i vantaggi ambientali che si possono ottenere con l’installazione di pompe di calore. Si potrebbe passare da uno ‘scenario inerziale’ con 35.000 pompe di calore (PdC) installate ogni anno ad uno ‘scenario con interventi di sostegno’ che con detrazioni fiscali (-65%) prorogate al 2020 ed una specifica tariffa elettrica per le PdC porterebbe le installazioni a 217.500 PdC l’anno. In quest’ultimo caso i benefici ambientali cumulati tra il 2014 ed il 2020 sarebbero pari ad 1,7 miliardi di euro. I benefici ambientali si riferiscono principalmente alle emissioni di gas serra e di macroinquinanti evitate grazie alla sostituzione di impianti di riscaldamento convenzionali con PdC elettriche.
Fabio Bulgarelli di Enel ha messo in evidenza come l’utilizzo di tecnologie efficienti sia frenato da una struttura tariffaria ormai obsoleta. La tariffa progressiva D2 applicata agli utenti domestici, una tariffa in cui, caso unico in Europa, il costo medio della fornitura aumenta all’aumentare dei consumi e che, per l’uso riscaldamento, non può competere con una tariffa del gas invece ‘piatta’ all’aumentare dei consumi. Bulgarelli ha evidenziato come la prevista adozione sperimentale della tariffa D1 dal 1°luglio potrà abbassare il costo della bolletta per l’utilizzo di una pompa di calore elettrica da circa 1.000 a 560 euro annui. Nel caso di fornelli ad induzione da 500 a 200 euro.
Nella Terza sessione il presidente di Assoelettrica Chicco Testa ha intervistato diverse personalità del settore e sono emersi alcuni interessanti spunti di discussione:
G.B. Zorzoli, portavoce Coordinamento Free ha rimarcato come “L’ unico elemento di traino dei consumi elettrici da qui al 2015 può venire solo dalla diffusione di elettrotecnologie nel mass market”.
Massimiliano Dona, segretario generale Unione Consumatori, alla provocazione di Chicco Testa “consumi intelligenti vs comportamenti pauperisti” risponde: “Non demonizziamo l’aumento dei consumi ma le modalità a volte inaccettabili su come vengono sollecitati questi consumi (contratti vincolanti firmati per telefono, per esempio)”.
Rosa Filippini, presidente Amici della Terra ha affermato che “Bisogna avere il coraggio di ripensare le politiche UE per l’abbassamento delle emissioni di CO2 che hanno avuto come risultato di spingere imprese europee inquinanti a delocalizzare con nessun beneficio per la salute globale del pianeta”.
Guido Bortoni, presidente dell’Autorità per l’Energia: “Riconosciuto che elettricità non solo ha un impatto sul raggiungimento della sostenibilità ambientale ma costituisce un veicolo per spingere l’innovazione tecnologica, dobbiamo proseguire nello sforzo di rimuovere le barriere tariffarie che ne penalizzano il consumo smart. L’introduzione della tariffa D1 rappresenta un primo passo importante nella direzione di riformare le tariffe”.
Aurelio Regina, vice presidente Confindustria: “La questione energetica deve uscire dallo steccato della specificità di una questione di settore e diventare la cartina di tornasole sulla quale si gioca la decisione del paese di rimanere o no la seconda potenza manifatturiera. La ripresa non c’è; si tratta giusto di un assestamento. Il vettore elettrico diventa un fattore dominante di conseguenti politiche industriali abilitanti”.