L’emergenza casa si intreccia sempre più con la necessità di riqualificare le città, rendere gli edifici più efficienti e garantire infrastrutture adeguate. È questa una delle sfide emerse dalla Conferenza “Città nel Futuro 2030-2050” promossa dall’Ance, che ha riunito esponenti del Governo, delle istituzioni e del mondo economico. Al centro del confronto non c’è però soltanto il presente: la vera partita riguarda anche ciò che accadrà dopo la conclusione del Pnrr.
Tra i temi principali c’è il Piano Casa. Il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, lo ha definito “uno strumento di straordinaria importanza”, indicando nella riqualificazione degli edifici, anche sotto il profilo energetico, uno degli ambiti prioritari. Il Piano dovrebbe inoltre contribuire alla realizzazione di nuovi alloggi e sostenere quella ‘zona grigia’ composta da chi non può accedere all’edilizia popolare ma nemmeno permettersi i prezzi del mercato.
Sul fronte più immediato, il ministro Matteo Salvini ha annunciato un miliardo di euro per recuperare e rimettere sul mercato 60mila alloggi pubblici inutilizzati, con un bando Invitalia atteso all’inizio del 2027. Previsto inoltre un bonus affitto destinato ai genitori separati che continuano a sostenere il mutuo dopo aver lasciato l’abitazione.
Emergenza casa: l’Ance chiede una strategia di lungo periodo
L’Ance ha chiesto di accompagnare questi interventi con una strategia di lungo periodo. Il presidente Antonio Ciucci ha proposto un grande piano per le infrastrutture energetiche e idriche, sfruttando anche la flessibilità europea che potrebbe liberare fino a 14 miliardi di euro entro il 2028. L’obiettivo è intervenire sull’efficienza degli edifici e sulle reti, riducendo consumi e costi per le famiglie.
La situazione delle infrastrutture resta infatti critica. In Italia l’elettricità all’ingrosso raggiunge i 180 euro/MWh, contro i 126 della Germania e i 119 della Spagna. Sul fronte idrico, il 42,4% circa dell’acqua immessa nelle reti comunali viene disperso, pari a circa 157 litri per abitante al giorno.
Un altro nodo riguarda il dopo-Pnrr. Secondo l’Ance, non bisogna disperdere il metodo introdotto dal Piano, fatto di programmazione, obiettivi, monitoraggio e procedure più rapide. Per sostenere gli investimenti servono quindi risorse pluriennali, opere realmente cantierabili, una cabina di regia a Palazzo Chigi e un maggiore ricorso al partenariato pubblico-privato.
La questione abitativa rimane particolarmente delicata: 300mila famiglie sono in lista d’attesa per un alloggio pubblico, mentre soltanto il 3,5% della popolazione vive in una casa popolare. L’Ance propone quindi anche il riuso degli edifici dismessi, maggiore flessibilità urbanistica e una possibile “Zes Casa” con incentivi fiscali per investitori e famiglie.
Al centro della strategia c’è infine la rigenerazione urbana, da collegare alla riqualificazione energetica, alla sicurezza sismica e all’adattamento climatico. “Non dobbiamo avere paura delle trasformazioni, dobbiamo sconfiggere l’immobilismo”, ha sottolineato Francesco Rutelli, richiamando la necessità di progettare oggi opere capaci di produrre effetti anche oltre l’attuale ciclo politico.