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Esperti assicurativi catastrofali: il “no” delle Professioni Tecniche

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Esperti assicurativi catastrofali: il “no” delle Professioni Tecniche
Il ruolo degli esperti assicurativi catastrofali accende il confronto. Parla la Rete delle Professioni Tecniche, proponendo una modifica in fase di conversione

Nuove regole, nuove figure e un equilibrio tutto da ridefinire. Il recente intervento normativo accende il dibattito tra istituzioni e professionisti: al centro, il ruolo degli esperti assicurativi catastrofali, destinato a incidere profondamente sulle attività di valutazione dei danni. Non mancano le critiche. Vediamo perché.
Il Decreto legge 27 febbraio 2026, n. 25 (attualmente in fase di conversione) introduce una serie di misure urgenti per affrontare le conseguenze degli eventi meteorologici estremi che hanno colpito Calabria, Sardegna e Sicilia, oltre a interventi legati alla frana di Niscemi e alla protezione civile. Tra le novità più rilevanti figura l’istituzione, presso CONSAP S.p.A., del “Ruolo degli esperti assicurativi catastrofali”. L’iscrizione a questo elenco diventa obbligatoria per chi intende svolgere attività di accertamento e stima economica dei danni su immobili assicurati colpiti da calamità, previa verifica di specifici requisiti e nel rispetto di un sistema disciplinare dedicato.

Esperti assicurativi catastrofali: i motivi del “no” della RPT

La misura non convince la Rete delle Professioni Tecniche, che rappresenta oltre 500.000 iscritti agli Albi. L’organismo esprime una netta contrarietà, ritenendo che il nuovo elenco entri in conflitto con l’attuale ordinamento professionale. Secondo la RPT, infatti, le attività di verifica tecnica, analisi del danno e valutazione economica rientrano già tra le competenze delle professioni regolamentate.
Nel mirino anche i profili di legittimità. L’articolo 19 del decreto solleverebbe dubbi sul piano costituzionale: la giurisprudenza ha più volte ribadito il valore dell’esame di Stato come garanzia per l’accesso alle professioni, sottolineando che eventuali ulteriori limitazioni devono rispettare criteri di proporzionalità e ragionevolezza. L’introduzione di una prova aggiuntiva rischierebbe quindi di configurarsi come una duplicazione non necessaria dei percorsi abilitanti. Inoltre, viene richiamato l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui le attività tecniche legate alla sicurezza e all’integrità degli immobili spettano esclusivamente alle professioni regolamentate, senza spazio per figure parallele.
La RPT evidenzia anche che i professionisti iscritti agli Ordini sono già soggetti a obblighi stringenti, tra cui formazione continua, copertura assicurativa e controllo deontologico. In questo contesto, la creazione di un sistema alternativo di abilitazione e vigilanza viene considerata superflua.
Nel corso dell’iter di conversione del decreto, la Rete ha avanzato una proposta emendativa articolata in tre punti: riconoscere ai professionisti tecnici iscritti agli Albi il diritto di accesso al nuovo ruolo; introdurre una clausola di salvaguardia delle competenze già attribuite dalla legge; garantire tale diritto anche nella fase iniziale di applicazione delle norme.
L’obiettivo, ribadisce la RPT, è evitare sovrapposizioni e preservare la coerenza del sistema ordinistico, scongiurando inutili duplicazioni nei percorsi di abilitazione professionale.


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