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Formazione: cosa serve davvero ai professionisti?

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Formazione: cosa serve davvero ai professionisti?
Un’indagine dell’Osservatorio di Confprofessioni fotografa le nuove esigenze sul fronte formazione e le priorità emergenti, segnalate dai professionisti stessi

La formazione dei liberi professionisti cambia pelle. Se un tempo l’aggiornamento tecnico e normativo rappresentava il principale punto di riferimento, oggi le esigenze si spostano verso nuove competenze, capaci di accompagnare l’evoluzione del lavoro. Al centro emergono innovazione digitale, organizzazione e capacità di gestire meglio tempo e attività. Ma quali sono, nel dettaglio, le competenze che i professionisti considerano più importanti?
È quanto emerge dalla III Indagine sulla formazione continua, datori di lavoro - anno 2026, realizzata dall’Osservatorio di Confprofessioni su un campione di 1.295 professionisti. Il 46,9% degli intervistati ha indicato le aree formative ritenute più interessanti, delineando un approccio alla formazione sempre più orientato alla competitività.

Innovazione digitale e competenze trasversali

L’innovazione e la digitalizzazione conquistano il primo posto tra gli ambiti formativi indicati, con il 43,7% delle preferenze, anche alla luce della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale. L’aggiornamento tecnico-professionale e normativo si ferma invece al 32,1%, mentre il 21,7% guarda alla gestione dello studio o dell’attività.
Accanto alle competenze tecnologiche acquistano peso anche quelle organizzative e relazionali. La gestione del tempo raggiunge il 25,3%, seguita dalla comunicazione efficace, con il 21%, dalla leadership, con il 14,6%, e dal problem solving, con il 13,9%.

Le differenze tra professionisti

Le priorità cambiano anche in base all’età. I professionisti più giovani mostrano maggiore interesse per leadership, project management, comunicazione e organizzazione dello studio, mentre tra i senior rimane più forte l’attenzione verso l’aggiornamento tradizionale.
Differenze emergono anche tra uomini e donne: le professioniste indicano soprattutto leadership, gestione del tempo e comunicazione, mentre i professionisti uomini mostrano maggiore interesse per problem solving, lavoro in team e innovazione digitale.
La transizione digitale supera inoltre il 40% delle preferenze in quasi tutte le categorie professionali, con il valore più alto tra avvocati e notai, al 65%, e quello più basso tra medici e personale sanitario, al 35,6%.

Una formazione orientata alla produttività

“I dati dimostrano chiaramente che l’essenza del lavoro professionale è profondamente cambiata: oggi non basta più la semplice competenza tecnica, ma serve una reale capacità di governare la complessità”, commenta Marco Natali, presidente di Confprofessioni.
Secondo Natali, il professionista è sempre più chiamato a occuparsi anche di clienti, collaboratori, processi digitali e sostenibilità economica dello studio. Le competenze trasversali e una buona organizzazione diventano quindi elementi centrali, mentre la domanda formativa si orienta verso strumenti concreti per migliorare efficienza e produttività, andando oltre il semplice adempimento burocratico.