Il mercato pubblico dei servizi di ingegneria e architettura torna a muoversi e lo fa con numeri che meritano attenzione. Nel secondo quadrimestre del 2026 le gare di progettazione mostrano segnali di maggiore vivacità, mentre cambiano anche le modalità con cui vengono distribuite le risorse. Un andamento che apre nuovi spazi per il settore, ma che continua a presentare ostacoli soprattutto per i professionisti che operano individualmente.
Tra maggio e agosto 2026 le stazioni appaltanti hanno pubblicato bandi per servizi di ingegneria e architettura, escludendo i costi relativi all’esecuzione dei lavori negli appalti integrati, per un valore complessivo di 667,7 milioni di euro. Rispetto ai 487,6 milioni registrati nello stesso periodo del 2025, l’incremento sfiora i 180 milioni.
È cambiata anche la composizione degli importi. La componente dei servizi di ingegneria “tipici”, senza esecuzione dei lavori, è scesa dal 52,2% al 40,3%, mentre quella legata agli appalti integrati è passata dal 24,3% al 14,9%. Al contrario, gli accordi quadro hanno quasi raddoppiato il loro peso, arrivando a rappresentare il 44,7% del totale.
Considerando esclusivamente i servizi di ingegneria senza esecuzione, l’importo complessivo delle gare è stato pari a 269,3 milioni di euro, contro i 254,5 milioni del secondo quadrimestre 2025.
La maggior parte delle gare resta sotto i 140mila euro
Dal punto di vista numerico, il 67,7% dei bandi presenta una base d’asta inferiore a 140mila euro, soglia al di sotto della quale è possibile ricorrere all’affidamento diretto. Il 6,6% delle gare si colloca invece tra 140mila e 215mila euro, mentre quelle superiori a 215mila euro rappresentano circa un quarto del totale.
Se si osservano però gli importi, il quadro è molto diverso: oltre il 90% dei 269,3 milioni complessivi è concentrato proprio nelle gare con base d’asta superiore a 215mila euro. Solo il 3,5% delle risorse riguarda la fascia intermedia e il 5,8% è riconducibile alle 531 gare sotto i 140mila euro.
Appalti con lavori: oltre 2 miliardi per gli integrati
Nel segmento dei bandi che comprendono anche l’esecuzione dei lavori, gli appalti integrati risultano la tipologia più rilevante per valore economico. Gli 88 bandi pubblicati hanno raggiunto complessivamente oltre 2 miliardi di euro di base d’asta. Seguono i 113 project financing, con 1,9 miliardi, e le 38 concessioni, che hanno raggiunto quota 571 milioni.
Sul fronte delle aggiudicazioni emerge inoltre una crescita del valore medio delle gare vinte dai liberi professionisti: si passa dai 57.200 euro del secondo quadrimestre 2025 agli 89.700 euro del 2026. Quasi triplicato, invece, il valore medio delle aggiudicazioni alle società, mentre per i consorzi si registra una diminuzione di circa 561mila euro.
Liberi professionisti ancora penalizzati nelle gare più grandi
La crescita degli importi medi non si traduce però in una maggiore presenza dei professionisti nelle gare di dimensioni più rilevanti. I liberi professionisti si aggiudicano infatti il 12,3% delle gare per servizi di ingegneria senza esecuzione, corrispondente ad appena l’1,6% degli importi complessivi.
La situazione migliora nettamente nella fascia sotto i 140mila euro, dove conquistano il 55,2% delle gare e il 39,3% degli importi. La loro presenza diminuisce però progressivamente al crescere della base d’asta: tra 140mila e 215mila euro le quote scendono rispettivamente al 25% delle gare e al 31,4% degli importi. Sopra i 215mila euro si fermano invece al 2,5% delle gare e allo 0,6% degli importi.
“Dopo una fase di stabilizzazione seguita ai grandi incrementi determinata da bonus edilizi e PNRR - commenta Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI - il mercato dei servizi di ingegneria ed architettura mostra segnali di crescita che non possiamo che accogliere positivamente.”
Marco Ghionna, Presidente del Centro Studi del CNI, sottolinea invece come la crescita degli importi e degli accordi quadro richieda strutture professionali più organizzate e competitive, evidenziando il divario che continua a penalizzare i liberi professionisti nelle gare di maggiore importo.
Anche Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere Segretario del CNI con delega al Centro Studi, evidenzia la crescita dell’importo medio delle aggiudicazioni, ma richiama l’attenzione sulla progressiva concentrazione dei professionisti nella fascia degli appalti inferiori a 140mila euro.
Ribassi: cosa cambia con il nuovo quadro normativo
Il rapporto prende in esame anche i ribassi applicati nelle gare, alla luce delle modifiche introdotte dal Correttivo al Codice degli appalti, in vigore dal 1° gennaio 2025. Le nuove disposizioni puntano a rafforzare il principio dell’equo compenso e a valorizzare maggiormente la qualità delle offerte.
Per le gare sopra i 140mila euro, il ribasso può riguardare soltanto il 35% del corrispettivo posto a base d’asta. Sotto questa soglia, invece, può essere applicato all’intero importo, ma non può superare il 20%.
I dati del Centro Studi mostrano che nelle gare inferiori a 140mila euro il ribasso medio si attesta all’11,5%, mentre sopra tale soglia raggiunge il 33,9%, quindi a ridosso del limite massimo del 35% previsto dalla normativa.