Il talento non manca, i risultati accademici parlano chiaro e la presenza femminile cresce costantemente. Eppure, nel mondo dell’architettura, il gender gap continua a lasciare il segno. È quanto emerge da una nuova indagine che accende i riflettori sulle condizioni professionali delle architette: numeri, esperienze e percezioni che raccontano una realtà ancora lontana dalla piena parità.
Per approfondire il tema delle pari opportunità nella professione, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha promosso nel 2025 una ricerca realizzata dall’istituto Format Research. L’indagine, basata su un questionario inviato agli Ordini territoriali, ha coinvolto un campione di 2.832 professionisti distribuiti in tutta Italia e appartenenti a diverse fasce d’età. I risultati sono stati messi a confronto con dati provenienti da ISTAT, Ministero dell’Università e della Ricerca, Almalaurea e Inarcassa.
Il primo dato che emerge riguarda il reddito. Le architette risultano meno presenti nelle fasce di guadagno più elevate: solo il 2,4% supera i 60mila euro annui, mentre tra gli uomini la quota supera il 6%. Il divario si amplia nel lavoro autonomo, dove quasi il 20% degli uomini raggiunge i livelli di reddito più alti contro appena il 7,6% delle donne. Anche nelle fasce più basse la situazione resta sfavorevole: il 18,2% delle professioniste autonome si colloca nei livelli reddituali inferiori, contro il 14,9% dei colleghi.
La ricerca evidenzia inoltre una forte percezione di discriminazione. Nel lavoro dipendente il 68,4% delle donne dichiara di averne subita almeno una, mentre tra gli uomini la percentuale si ferma al 37,1%. Tra le libere professioniste la quota sale al 78%, contro il 28% degli uomini. La forma più frequente riguarda la retribuzione inferiore rispetto ai colleghi, ma non mancano segnalazioni di mansioni non coerenti con il ruolo, difficoltà nell’accesso a congedi e permessi e casi di mobbing.
“La questione di genere - ha sottolineato il presidente del CNAPPC, Massimo Crusi - è innanzitutto un tema culturale che richiede uno sforzo collettivo attraverso educazione e prevenzione”. Crusi ricorda inoltre che il nuovo Codice deontologico degli Architetti PPC, in vigore dal 2024, promuove un ambiente professionale inclusivo e il contrasto a ogni forma di discriminazione.
Secondo Alessandra Ferrari, vicepresidente del CNAPPC, “serve il superamento dei pregiudizi che ostacolano il pieno riconoscimento del merito e un riequilibrio dei carichi familiari”. Ferrari evidenzia anche l’importanza delle modifiche al regolamento elettorale degli Ordini territoriali, pensate per rafforzare la rappresentanza femminile.
Gender gap: il paradosso del percorso universitario
Il paradosso è evidente già durante il percorso universitario. Le studentesse di architettura sono oggi il 53,9% dei nuovi iscritti e ottengono mediamente risultati migliori dei colleghi: si laureano prima, con voti più alti e con una maggiore partecipazione alle attività accademiche. Nonostante questo, a un anno dal titolo il tasso di occupazione resta più basso rispetto a quello maschile: 64,5% contro 67,9%.
Anche i dati Inarcassa confermano il divario economico: il reddito medio di una professionista è di 24.421 euro, circa il 26% in meno rispetto a quello degli uomini. Il gap si registra in tutte le aree del Paese e diventa particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove una donna architetto dichiara mediamente 17.606 euro contro i 29.375 euro dei colleghi uomini. Un segnale chiaro che la strada verso una reale parità professionale è ancora lunga.
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