Gli architetti diffidano il Governo dal varare riforme senza un confronto

Professione di Marco Zibetti
Il fine della riforma dev’essere consono ai principi di etica e qualità, fondamentali per le libere professioni. Necessario un investimento del Paese sul patrimonio di idee, competenze e capacità.


"Un immediato tavolo di confronto con il Governo, dando la disponibilità a collaborare alla riforma degli istituti normativi che regolano le attività professionali sulla base dei progetti già in passato proposti".

E' quanto chiede il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) in una lettera inviata al Presidente del Consiglio, al Ministro della Giustizia e a tutti i colleghi di  Governo dopo le dichiarazioni di ieri  del Sottosegretario Casero secondo il  quale il Governo intenderebbe procedere, in poche settimane, ad una liberalizzazione indiscriminata delle professioni.

Gli architetti italiani chiedono anche che "il fine della riforma  sia consono ai principi di etica e di qualità, fondamentali per le libere professioni affinchè essa sia un investimento da parte del Paese sul patrimonio di idee, competenze e capacità che fanno dei nostri mestieri un fondamentale motore di sviluppo dell'Italia".

Nella lettera il Consiglio Nazionale "diffida il Governo dal procedere a riforme strutturali sugli ordinamenti professionali mediante strumenti legislativi inadeguati, fuori dai luoghi istituzionali competenti quali il Ministero della Giustizia e le Commissioni Giustizia della Camera e del Senato e, comunque, senza confrontarsi con le istituzioni dello Stato che rappresentano le libere professioni".


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