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Il piano di investimenti della CE sotto la lente dell’intergruppo parlamentare europeo

Lavori pubblici di
Mercato unico, riforme strutturali e rimozione delle barriere alle attività transfrontaliere: leve strategiche per il successo del piano di investimenti secondo Katainen e Bassanini


Si è tenuto lo scorso aprile l’incontro inaugurale dell’intergruppo del Parlamento europeo per gli investimenti a lungo termine e la reindustrializzazione. Gli intergruppi parlamentari possono essere formati da deputati appartenenti a qualsiasi gruppo o commissione e hanno lo scopo di permettere scambi di opinioni informali su determinati temi, nonché di favorire i contatti tra la società civile e i deputati.

L’intergruppo in questione è nato su suggerimento di tre dei principali istituti e banche per il sostegno alle imprese: un gruppo bancario tedesco, la Cassa depositi e prestiti e il suo omologo francese. All’evento hanno partecipato il commissario e vicepresidente della Commissione Katainen, il presidente del Comitato delle regioni Markkula e il presidente della Cassa depositi e prestiti, Bassanini.

Katainen ha sottolineato l’importanza di progredire nel completamento del mercato unico e nella riduzione delle barriere agli investimenti perché il piano di investimenti possa avere successo. In particolare, devono essere rimosse le barriere alle attività transfrontaliere.
Al momento, il mercato unico non ha raggiunto il suo pieno potenziale, a causa di ostacoli amministrativi e di una debole implementazione. È il caso del settore degli appalti pubblici, le cui norme in Europa sono armonizzate, ma non omogenee, essendo riconducibili a direttive europee, che rimettono agli Stati membri la responsabilità delle misure di attuazione. Cita inoltre il settore dei servizi, in cui una migliore attuazione potrebbe garantire un aumento del PIL pari all’1,5%.
Infine, è necessario sbloccare il potenziale dell’economia digitale e del mercato unico digitale, affrontando la relativa frammentazione normativa, la discriminazione e il ruolo degli intermediari.

Per Bassanini, invece, il successo del piano Juncker dipende in gran parte dal rispetto di determinate condizioni, in primo luogo l’attuazione di riforme strutturali nazionali ed europee. Ha quindi espresso alcune preoccupazioni, relative al rispetto delle norme sugli aiuti di stato, al fatto che gli strumenti finanziari garantiti dal Fondo europeo per gli investimenti strategici debbano addebitare costi inferiori ai valori di mercato, alla necessità rendere il quadro normativo più favorevole agli investimenti e di evitare l’eccessiva burocratizzazione delle procedure per finanziare le piattaforme di investimento.

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