“Ben
486.000 sono le frane censite in Italia, ed è forse una stima per difetto, 5.581 comuni, pari al 68,9% del totale,
presentano aree a rischio idrogeologico elevato, negli ultimi 80 anni si sono
succedute 11.000 frane e 5.400 alluvioni e secondo l’ultimo dossier di
Legabiente ogni anno in Italia vengono consumati circa 500 kmq di suolo, che
equivale a dire che ogni 4 mesi sul territorio della nazione nasce un'altra
Milano”. Lo ha ricordato a Roma il
Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi , Gian VitoGraziano , a
margine della conferenza stampa svoltasi oggi in occasione della giornata
inaugurale del Forum Mondiale sulle frane .
“Anche
la Capitale
non è esente dal dissesto idrogeologico e si pensi che in Abruzzo non c’è
ancora un Servizio Geologico o Geofisico regionale – ha proseguito Graziano – ma soprattutto che
nonostante tutte le emergenze in questo
momento nessuna legge organica di governo del territorio vige sul territorio
italiano. Oggi in Italia sentiamo un ritardo politico-istituzionale,
conseguenza del forte ritardo culturale, che si traduce nel rincorrere le
emergenze, una dopo l'altra, ponendoci solo l'obiettivo di reperire le risorse
economiche necessarie per ricostruire la zona colpita, dopo aver fatto il
conteggio dei danni e purtroppo spesso anche quello dei morti. Tutto ciò
condito da un depauperamento dei nostri servizi tecnici nazionali e regionali
(si pensi che in Abruzzo non c'è ancora un Servizio Geologico o Geofisico
regionale) e delle nostre reti di monitoraggio e di sorveglianza, a causa di
una ormai duratura crisi economica, ma anche di una colpevole disattenzione da
parte di tutti”.
Ed
ecco la proposta.
“Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge
organica di governo del territorio – ha continuato Graziano - che ricostruisca
la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e
straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma
urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni
casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto
alle istituzioni governative.
Mi riferisco a quelle attività di presidio
territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio
idrogeologico prima del verificarsi dell'eventuale evento calamitoso, che poi
spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase
emergenziale.
Molta è la strada da percorrere, soprattutto in un
momento di evidente decadimento del sistema politico ed istituzionale e di
grande crisi economica globale, ma spero che i governi di tutto il mondo, e non
solo quello italiano, comprendano che investire in difesa del suolo, investire
in geologia, aiuta ad uscire dalla crisi, perchè crea risparmi economici
notevoli rispetto alle spese del post-emergenza e soprattutto definisce modelli
di comportamento per tutti i cittadini”.
“Assistiamo anche, quasi senza più indignarci, alla
distruzione del nostro patrimonio edilizio – ha continuato il Presidente - anche quando questo ha un elevato valore
architettonico e/o archeologico, come nel caso di Pompei.
E intanto permettiamo che continuino a dilagare le
violenze sul territorio, fatte di incendi, di abusi edilizi, di piani
regolatori dissennati, di assenza di manutenzione, che creano sì le condizioni
perché si compiano altri disastri, ma che di fatto accettiamo con sempre meno
indignazione.
Può un Paese che ama definirsi civile permettere tutto
questo? Può un Paese, davanti a disastri come quello del messinese del 2009 ,
ma ne potremmo citare tanti altri, continuare a vivere sull’onda emotiva e non
conservare quella ragione che dopo l’emozione è necessaria per compiere scelte
corrette e coraggiose?
Ci si chiede allora che fare, come intervenire in
maniera seria e programmatica, in una situazione in cui all’assenza di una
coscienza vera sulle problematiche del rischio idrogeologico, si aggiungono un
frazionamento colposo delle competenze sulla gestione del territorio ed una
cronica mancanza di fondi”.
“Credo che nessuno abbia delle ricette di sicuro
effetto – ha affermato Graziano
- ma di certo occorre partire dal
concetto di “emergenza”. Il dissesto idrogeologico mette a rischio la vita e la sicurezza dei
cittadini, dunque è una emergenza e come tale va affrontato.
Quando in Sicilia il problema dell’acqua e quello dei
rifiuti assunse livelli di preoccupazione particolarmente elevati, il governo
regionale varò una struttura d’emergenza, poi trasformata in agenzia regionale,
conferendo alla stessa ed ai Prefetti una serie di forti poteri decisionali.
Quando, ormai di frequente, in Campania l’immondizia è fonte ricorrente di
preoccupazione sociale, riempie le strade e pone a rischio la salute degli
abitanti, il Governo nazionale vara provvedimenti emergenziali finalizzati alla
normalizzazione della situazione.
Se i Governi nazionale e regionale ritengono che gli
oltre 30 morti del messinese, aggiunti ai tanti altri della Valtellina, di
Sarno, di Soverato , cui si aggiungono i più recenti crolli di Pompei e
l’alluvione del Veneto, abbiano fatto superare la soglia della fatale
accettazione del problema e dunque si siano superati i limiti per un Paese
cosiddetto civile, vadano allora oltre le condivisibili dichiarazioni
rilasciate a poche ore dalla tragedia ed affrontino il dissesto idrogeologico come una emergenza,
mettendo in campo le risorse economiche e strutture d’intervento che, prima di
tutto, sappiano fare sistema tra le diverse competenze (Ambiente, Protezione
Civile, Geni Civili, Forestale, ecc.).
Cosa resta invece dopo le conferenze stampa, i
convegni, i protocolli d’intesa e le audizioni parlamentari? Sta veramente
cambiando qualcosa in Italia nelle politiche di salvaguardia e di manutenzione
del territorio o dobbiamo tristemente pensare che le troppo numerose vittime
del dissesto idrogeologico siano state vane?
Il problema investe, lo abbiamo
visto, l’intero territorio nazionale ed anche
Roma non è esente da rischi idrogeologici e da fenomeni di dissesto
idrogeologico come le frane, anche se meno eclatanti, localizzate soprattutto
lungo i margini occidentali dell’alto di Monte Mario – Gianicolo , o
interessanti i versanti più acclini delle valli , approfondite dal reticolo
fluviale , anche queste innescate spesso dall’intervento dell’uomo”.
Grazianoha
sottolineato l’importanza del protocollo di intesa firmato tra Ordine dei
Geologi del Lazio e la
Protezione Civile che “ consentirà di avere il geologo di
città . I geologi sono le vere sentinelle del territorio – ha proseguito Graziano - che spesso , in Italia ,
vengono considerate poco. Quanti Comuni, quanti Enti in Italia hanno il geologo
nella loro pianta organica? La risposta la possiamo dare subito , perchè di
geologi nelle amministrazioni pubbliche ne abbiamo pochi” .