Il mercato immobiliare italiano mostra dinamiche e differenze territoriali che raccontano molto delle abitudini delle famiglie e della distribuzione della ricchezza nel Paese. Ma come vengono effettivamente utilizzate le abitazioni di proprietà? E quale valore economico raggiunge oggi il patrimonio residenziale nazionale? A fornire una fotografia aggiornata è la nuova edizione di “Gli immobili in Italia”, il rapporto che analizza consistenza, valore e destinazione degli immobili.
Disponibile online dal 19 ottobre, la pubblicazione è realizzata dal 2009 grazie alla collaborazione tra Dipartimento delle Finanze, Agenzia delle Entrate e Sogei. La nona edizione prende in esame il patrimonio censito nel 2023, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati delle dichiarazioni fiscali.
L'analisi combina informazioni provenienti da Catasto, Osservatorio del mercato immobiliare, dichiarazioni dei redditi, registri dei contratti di locazione e versamenti delle imposte patrimoniali, tra cui Imu e Tasi. Due gli approfondimenti principali: il valore economico degli immobili presenti sul territorio nazionale e le loro modalità di utilizzo, con una distinzione tra proprietari persone fisiche e altri soggetti, come imprese ed enti.
Come vengono utilizzate le abitazioni?
Secondo il rapporto, in Italia le persone fisiche possiedono circa 33 milioni di abitazioni. Di queste, il 61% (20 milioni) costituisce la residenza principale dei proprietari, mentre quasi 3,8 milioni di unità, pari all'11%, sono affittate. Altre 5,8 milioni (18%) restano a disposizione dei proprietari, senza essere locate o utilizzate stabilmente. Il 2,2% viene concesso gratuitamente, presumibilmente a familiari, mentre il 4,2% è destinato ad altre finalità.
Dal confronto con i dati demografici Istat risulta che circa il 76% delle 26,6 milioni di famiglie italiane vive in un'abitazione di proprietà, una quota in lieve diminuzione rispetto a quella superiore al 77% rilevata nel 2020.
La percentuale varia anche in base alle caratteristiche del territorio: nei Comuni non soggetti ad alta tensione abitativa raggiunge l'83%, mentre scende al 70% nelle aree dove la pressione sul mercato immobiliare è maggiore.
Il valore del patrimonio residenziale
La ricchezza immobiliare residenziale italiana, considerando anche pertinenze come cantine, soffitte, box e posti auto, è stimata in quasi 6.090 miliardi di euro. Si tratta di un incremento dell'1,6% rispetto ai 5.992 miliardi del 2022 e di un valore pari a 2,8 volte il Pil nazionale.
Alle sole pertinenze è attribuito un valore complessivo di circa 377 miliardi. Considerando la natura dei proprietari, 5.664 miliardi di euro fanno capo alle persone fisiche, mentre circa 424 miliardi riguardano società, enti e altri soggetti.
Sul piano territoriale emergono differenze significative: il rapporto tra valore del patrimonio abitativo e Pil regionale raggiunge 5,1 in Valle d'Aosta, 4,4 in Liguria e 4 in Sardegna. Tra le regioni con i rapporti più contenuti figurano invece Basilicata (2,1), Lombardia, Piemonte, Umbria e Molise (2,4).
In media, un'abitazione italiana misura circa 116 metri quadrati e vale 160 mila euro, equivalenti a 1.790 euro al metro quadrato. Rispetto al 2022, il valore medio è cresciuto dell'1,2%.
L'analisi evidenzia infine che la destinazione d'uso incide sensibilmente sulle quotazioni: le abitazioni principali raggiungono un valore medio di 182 mila euro, contro i 146 mila degli immobili locati, i 122 mila di quelli lasciati a disposizione e i 157 mila delle abitazioni concesse gratuitamente.