Immobiliare: qual è la scontistica media nelle compravendite?

di Marco Zibetti
Gli sconti medi nella compravendita immobiliare restano stabili, ma cambiano in base allo stato dell’immobile, alla classe energetica e alla città

Quanto margine c’è per trattare il prezzo di una casa? In un mercato immobiliare caratterizzato da una domanda ancora vivace e da un’offerta limitata in molte aree del Paese, i dati più recenti mostrano come gli sconti in fase di acquisto continuino a esistere, ma con differenze significative legate alla tipologia dell’immobile, allo stato di conservazione e persino alla classe energetica. Un quadro che aiuta a comprendere meglio le dinamiche delle compravendite e il reale potere negoziale degli acquirenti.
Secondo le rilevazioni dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, nel corso dell’ultimo anno lo sconto medio applicato nelle transazioni residenziali si è attestato al 7,7%, sostanzialmente stabile rispetto al 7,8% registrato dodici mesi prima.
Le differenze emergono analizzando le caratteristiche degli immobili. Le abitazioni usate sono quelle che consentono la maggiore trattativa, con una riduzione media del 7,9%, seguite dagli immobili ristrutturati (-7,7%). Più contenuto, invece, il margine di negoziazione per le nuove costruzioni, fermo al 4,5%. Il motivo è legato soprattutto agli interventi di ammodernamento che spesso le case datate richiedono e che incidono sul valore finale riconosciuto dall’acquirente.
Anche la prestazione energetica influenza il livello di sconto. Gli immobili in classe A registrano una riduzione media del 5,1%, mentre per quelli in classe G il ribasso sale all’8,5%, confermando l’attenzione crescente del mercato verso l’efficienza energetica.
Tra le categorie che beneficiano dei maggiori margini di trattativa spiccano gli immobili acquistati per investimento, con uno sconto medio del 10,8%. Ribassi superiori alla media si osservano inoltre per monolocali (-9,8%) e abitazioni di tipo popolare (-9,7%).
Sul fronte delle caratteristiche costruttive, le case al piano terra registrano una riduzione dell’8,4%, percentuale, che si riduce al 6,9% quando l’immobile dispone di un giardino. Più limitati gli sconti per i piani alti (-7,4%) e per gli ultimi piani (-7,0%), soluzioni generalmente molto richieste e meno disponibili sul mercato.
I valori richiesti in fase di vendita, tuttavia, derivano da valutazioni sempre più accurate, effettuate da professionisti che conoscono le dinamiche locali e definiscono prezzi coerenti con il contesto territoriale e la capacità di spesa espressa dalla domanda.

Immobiliare e ribassi: la situazione nelle grandi città

Nelle grandi città italiane la scontistica si è ulteriormente ridotta, passando dall’8,1% del secondo semestre 2024 al 7,8% del secondo semestre 2025. Un andamento favorito dalla scarsità di offerta e dalla preferenza degli acquirenti per immobili già ristrutturati o in buone condizioni.
Tra i principali mercati urbani, Bologna registra il ribasso medio più contenuto, pari al 5,0%, mentre Palermo si distingue per la maggiore capacità di negoziazione, con uno sconto del 10,8%. A Milano il dato si ferma al 6,2%, mentre a Roma raggiunge il 7,1%.


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