Le tensioni internazionali fanno tremare i mercati e anche il settore immobiliare osserva con attenzione ogni possibile evoluzione. Cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi? Tra energia, inflazione e fiducia delle famiglie, lo scenario è tutt’altro che scontato.
Prevedere con precisione l’impatto della guerra del Golfo sul comparto italiano non è semplice, ma l’analisi degli esperti del Gruppo Tecnocasa consente di tracciare alcune tendenze.
“L’escalation del conflitto, con il coinvolgimento diretto dell’Iran e di altri Paesi del Golfo, sta influenzando le aspettative sui tassi. Lo scenario dei tassi di interesse dipenderà dall’intensità e durata del conflitto”, afferma Oscar Cosentini, Presidente Kìron Partner SpA.
Un eventuale aumento dell’inflazione, spinto dal rincaro delle materie prime energetiche, potrebbe riflettersi direttamente sul mercato dei mutui. In questo contesto, la domanda rischierebbe di rallentare, soprattutto per chi necessita di finanziamenti elevati. La pressione sui prezzi, unita a un potere d’acquisto già messo alla prova negli ultimi anni, potrebbe infatti alimentare un atteggiamento più prudente da parte delle famiglie.
Il settore immobiliare resta un porto sicuro
Nonostante ciò, il mattone continua a essere percepito come un porto sicuro. Le compravendite residenziali, infatti, hanno mantenuto livelli sostenuti anche dopo le recenti crisi internazionali, restando stabilmente sopra le 700 mila unità annue e raggiungendo oltre 766 mila nel 2025.
“L’aumento dei costi delle materie prime potrebbe penalizzare le nuove costruzioni e frenare le ristrutturazioni”, spiega Fabiana Megliola, evidenziando come ciò possa orientare la domanda verso immobili già in buone condizioni e aumentare gli sconti su quelli da riqualificare. Allo stesso tempo, un conflitto prolungato rischierebbe di incidere anche sul comparto produttivo italiano, influenzando le strategie di investimento, comprese quelle nel real estate.
Sul piano macroeconomico, non si escludono revisioni al ribasso della crescita. “La crescita del PIL italiano sarà rivista al ribasso, intorno allo 0,3%”, precisa Cosentini, sottolineando come scenari prolungati di tensione possano avere ricadute significative sull’economia globale.
Guardando oltre i confini nazionali, l’instabilità nel Golfo e sul fronte russo-ucraino potrebbe però generare un effetto inatteso: una riallocazione dei capitali verso mercati percepiti come più sicuri, tra cui l’Italia. “Dall’avvio della guerra in Ucraina abbiamo osservato un aumento di investitori polacchi orientati verso il mercato italiano”, osserva Megliola, con possibili benefici anche per il segmento di pregio.
Infine, il turismo. Le incertezze globali stanno già modificando i flussi, con una crescente preferenza per le destinazioni europee. Un trend che potrebbe sostenere l’economia italiana e, indirettamente, rafforzare anche il mercato immobiliare grazie alla maggiore creazione di valore sul territorio.