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Ingegneria: abilitati ancora in calo. Vediamo perché

di Marco Zibetti
Cala il numero di abilitati all’ingegneria nel 2025, mentre cresce quello degli architetti: i dati del CNI evidenziano nuove criticità per la professione

Mentre il mondo dell’ingegneria cambia rapidamente, l’accesso alla professione regolamentata sembra perdere appeal. I dati sugli Esami di Stato del 2025 delineano un quadro che merita attenzione e che apre interrogativi sul rapporto tra laurea, abilitazione e iscrizione all’Albo.
A fotografare la situazione è il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che ha analizzato gli esiti delle prove di abilitazione alle professioni di Ingegnere e Architetto. Nel 2025 i nuovi ingegneri abilitati sono stati 3.950, contro i 4.857 dell’anno precedente: una diminuzione di quasi il 19%. Il rapporto tra abilitati e laureati si ferma così poco sopra l’11%, mentre nel 2013 superava il 41%. Ancora più contenuta la quota relativa ai laureati di primo livello, per i quali il rapporto è appena superiore all’1%.

Calo delle abilitazioni: il CNI interpreta i dati

“Il rapporto del nostro Centro Studi - afferma Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI - fotografa una tendenza che osserviamo da tempo e che, non a caso, è al centro delle nostre preoccupazioni e delle nostre strategie politico-istituzionali”. Secondo Perrini, su circa un milione di laureati in ingegneria, poco più di 250mila risultano iscritti all’Albo. Il presidente del CNI richiama quindi la necessità di intervenire attraverso la laurea abilitante, accompagnata da un adeguato tirocinio, e attraverso una revisione dei settori dell’Albo con l’introduzione dell’ingegneria biomedica e clinica e dell’ingegneria gestionale.
Per Marco Ghionna, Presidente del Centro Studi CNI, il dato richiede una valutazione che vada oltre la semplice diminuzione delle abilitazioni. “È un segnale che richiede una lettura attenta: il calo delle abilitazioni non coincide necessariamente con una minore attrattività degli studi di ingegneria, ma pone una questione sempre più evidente sul rapporto tra formazione universitaria, mercato del lavoro e professione regolamentata”. L’obiettivo, sottolinea, è comprendere quali percorsi seguano i laureati e quale peso attribuiscano all’abilitazione.
Un altro elemento riguarda la composizione dei laureati. Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere Segretario del CNI con delega al Centro Studi, evidenzia come “negli ultimi anni il mondo dell’ingegneria è cambiato radicalmente”. Nel 2024 oltre la metà dei laureati apparteneva ai percorsi di Ingegneria gestionale, meccanica, informatica e biomedica, indirizzi che non trovano una corrispondenza diretta nell’attuale articolazione dei settori dell’Albo. Parallelamente, è diminuito il numero di laureati nelle aree civile e ambientale, tradizionale bacino delle abilitazioni.
A incidere sul risultato del 2025 è stato anche il calo del tasso di successo agli Esami di Stato: 82,9% per i laureati magistrali e 65,9% per quelli di primo livello. Nel biennio 2020-2022 le percentuali avevano superato il 90%, anche per effetto delle modalità d’esame semplificate introdotte durante l’emergenza pandemica.
A livello territoriale, i tassi di successo più elevati si registrano negli atenei del Centro (86,4%) e del Sud e delle Isole (85,9%). Il Politecnico di Milano resta comunque la sede con il maggior numero di nuovi ingegneri abilitati, 305, seguito dall’Università di Bologna con 254, dall’Università di Padova con 220 e dal Politecnico di Torino con 200.
Diverso, infine, l’andamento delle professioni legate all’architettura. Dopo il minimo storico raggiunto nel 2024, gli abilitati come Architetto, Conservatore, Paesaggista e Pianificatore sono tornati a crescere di circa 500 unità, superando nuovamente quota 2mila.


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