“Investire in futuro”: a Verona i nuovi orizzonti per le imprese italiane

Lavori pubblici di Marco Zibetti
Nel corso del convegno si sono trattati temi importanti come l’internazionalizzazione delle imprese: per rilanciare l’economia italiana bisogna espandersi verso l’estero


“Investire in futuro: finanza, innovazione, multiculturalità, reti per le PMI” è il titolo del convegno che si è tenuto lunedì 2 luglio a Verona nell’ambito del XIII meeting dei Segretari Generali delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. La manifestazione, iniziata il 30 giugno e conclusa il 3 luglio, ha permesso alle imprese italiane di entrare in contatto, attraverso un partner istituzionale come le Camere di Commercio, con i mercati esteri, nell’ottica di futuri investimenti.

Il convegno ha visto la partecipazione di esponenti del mondo economico italiano, non solo di ambito veneto. Dagli interventi è emerso come sia indispensabile aprirsi all’estero in questo momento di crisi profonda per l’economia del nostro paese, in particolare per le piccole e medie imprese che formano il sistema portante del nostro tessuto imprenditoriale. Proprio le PMI possono incontrare le maggiori difficoltà nell’approcciarsi al mercato estero; un aiuto concreto può venire da enti bilaterali come le Camere di Commercio Italiane all’Estero, come afferma Augusto Strianese, Presidente di Assocamere Estero: “Sono le piccole e micro imprese a riscontrare le maggiori difficoltà nell’internazionalizzarsi; le Camere di Commercio Italiane sono quindi gli
enti più idonei per sostenerle. In particolare, le Camere di Commercio italiane all’estero avviano molteplici iniziative per favorire gli interscambi commerciali: sono già 2.300 gli interventi che hanno movimentato 49 milioni di euro e oltre 150.000 contatti d’affari fra aziende locali e aziende all’estero.”

L’internazionalizzazione è dunque uno degli obiettivi più alti che le imprese italiane devono proporsi per uscire dalla crisi che attanaglia il sistema Italia; nonostante possa apparire un impegno difficoltoso, le prospettive future sono sicuramente positive, a detta di Ferruccio Dardanello, Presidente Unioncamere: “Dopo Coca-Cola e Visa, il Made in Italy è il terzo brand più conosciuto al mondo; da qui possono partire nuove azioni e stimoli per approcciare i mercati internazionali, non in maniera individuale e con improvvisazione, ma creando sinergie e facendo sistema”.

È infatti su questo punto che bisogna insistere particolarmente: l’unione fa la forza. Le PMI italiane, da sole e prese singolarmente, possono davvero trovarsi di fronte a difficoltà insormontabili nella conquista di mercati esteri, ma con la creazione di reti di impresa e con l’appoggio fattivo delle istituzioni, prima fra tutte le Camere di Commercio, l’obiettivo è molto più a portata di mano.

Anche il governo italiano si è reso conto dell’importanza degli interventi a sostegno dell’internazionalizzazione: per voce di Giuseppe Tripoli, capo del Dipartimento per le Imprese e l’Internazionalizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico, intervenuto in collegamento da Roma, sono state illustrate le politiche governative in merito. “L’approccio ai mercati finora era sinonimo di export, - ha affermato Tripoli - ora invece bisogna avviare iniziative improntate ad un concetto diverso di internazionalizzazione, includendo varie componenti quali: l’importanza di attrarre talenti, la disponibilità di una rete finanziaria efficiente, una valida formazione, e un’intensificazione dei
contatti commerciali. In quest’ottica è importante la collaborazione fra tutte le istituzioni, il Ministero, l’ICE, le regioni e le Camere di Commercio italiane all’estero.”


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