L’essenza strategica di una smart city

Energie rinnovabili di Marco Zibetti
A cura di... Luca Fondacci


Nell’arco di un decennio, le principali città italiane hanno ricalibrato il baricentro della cultura amministrativa verso l’attivazione di filiere industriali qualitativamente superiori e un maggiore grado di integrazione dei propri indirizzi politici e operativi -  accessibilità, ambiente, cultura, economia, infrastrutture, mobilità, turismo, urbanistica. Oggi in Italia sembrano essere mature le condizioni perché l’Amministrazione centrale - Governo e Cipe in primis - sostenga con successo un mutamento sistemico che ha nel netto miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti, nel deciso incremento dei sistemi di mobilità sostenibile e nella corretta gestione dei rifiuti urbani la propria essenza strategica.

Con il motto “Sviluppo sostenibile per un futuro intelligente” nel dicembre 2010 Genova è la prima città italiana ad aver presentato formale candidatura per i bandi europei Smart city, progetto da 11 miliardi di Euro dedicato a quelle città che dimostrano di poter garantire entro il 2020 una riduzione del 40% delle proprie emissioni di gas ad effetto serra. Il Sustainable energy action plan - Seap che annovera la mobilità sostenibile e la riqualificazione energetica del parco edilizio esistente come sue principali azioni bandiera, è il documento chiave di cui si è dotato il Comune di Genova per perseguire, a breve e a lungo termine, gli obiettivi dei bandi. Lo scorso febbraio 2011 anche Torino si è candidata come Smart city. Tape-Turin action plan for energy  è il documento di riferimento,  articolato in una cinquantina di azioni, per la progressiva riduzione delle emissioni di CO2. Anche in questo caso, i settori prioritari di attuazione sono l'edilizia, pubblica e privata, la mobilità e i trasporti, in cui sono stati avviati grandi investimenti strutturali, con effetti a breve e medio termine.

Ogni progetto di grande ambizione, come quello avviato da Genova e Torino, richiede una forte collaborazione tra tutte le istituzioni cittadine e il sistema imprenditoriale locale. In questi sensi, la realizzazione del “Distretto verde” di Prato costituisce la chiusura di un percorso verso un sistema politico-industriale più compatibile, integrato, sicuro e ricco di opportunità, il cui primo passo è stato compiuto in direzione della riduzione dei rifiuti. Ne è seguita la riflessione attorno alla possibilità di realizzare prodotti green, a partire dalla depurazione delle acque, fino al recupero, riciclo e re-inserimento nei circuiti commerciali delle materie prime recuperate dai rifiuti urbani. Non possiamo allora non accennare al ruolo svolto dalla rigenerazione del cardato, oggi a impatto zero, attorno a cui molto probabilmente si andrà a costruire un altro importantissimo capitolo della storia industriale della città.

In quel percorso, un impegno in prima linea è stato svolto dalle imprese pubbliche locali, tra cui, Ambiente, Servizi, Mobilità - ASM S.p.A. Prato, dedita a servizi pubblici d’igiene urbana e ambientale, di manutenzione del territorio e dell’ambiente. La lezione che viene da questa realtà industriale è tanto emblematica quanto concreta. La realizzazione di una smart city si può basare su un sistema di pianificazione urbana centrato sulla riduzione del consumo di suolo e la mobilità sostenibile, così come sul  recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare pubblico e privato. Ma si tratta di aspetti che devono necessariamente passare attraverso l’enfatizzazione dell’efficienza del ciclo dei rifiuti che da solo - attività di raccolta, trasporto e trattamento, emissioni di metano dalle discariche - è responsabile di oltre il 5% dei gas serra  prodotti a livello globale. Come insegna l’esperienza di ASM Prato la transizione verso una economia a basse emissioni di CO2 comincia dalla impostazione di corrette politiche di gestione dei rifiuti solidi urbani e prosegue attraverso la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione sistemica di tecnologie per il recupero energetico. Il passo conclusivo per il momento lo intuiamo soltanto, ma a nostro parere può essere in una sola direzione: verso una società a zero rifiuti.



* Questo articolo è tratto da Comunicare Energia, N° 3 Mag-Giu 2011.
 
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