La sicurezza sul lavoro non può più aspettare

Il Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia lancia un appello in materia di sicurezza sul lavoro. La richiesta è rivolta alla Commissione Lavoro di Palazzo Madama, presieduta dalla senatrice Nunzia Catalfo: “Calendarizzi prontamente il ddl n. 743 sulle ‘Disposizioni in materia di valutazione dei costi della sicurezza sul lavoro’, presentato dai senatori Paola Nugnes e Stefano Patuanelli per promuovere la sicurezza sul lavoro negli appalti pubblici, assicurando la qualità delle prestazioni dei professionisti coinvolti, che sono il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione o il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione attraverso un’applicazione rigorosa delle tariffe previste per le relative categorie professionali”.

“Come è noto, i costi relativi alla sicurezza negli appalti sono tradizionalmente assistiti da una declaratoria di inderogabilità e irriducibilità, per assicurare che le fisiologiche economie dell’appaltatore nell’ambito della commessa non vadano a discapito delle misure preventive degli infortuni che la legge impone a committente e appaltatore di adottare. Questo principio, risalente nel nostro ordinamento, si è tradotto nell’obbligo per la stazione appaltante di predisporre piani di sicurezza e coordinamento nel cantiere che l’appaltatore può integrare in varie maniere, da cui è derivata l’individuazione di una categoria di costi della sicurezza fissati dalla stazione appaltante nei bandi di gara, da considerarsi non soggetti a ribasso d’asta. Questa impostazione è stata recepita nel Testo Unico sulla sicurezza”, aggiunge l’OAR.

“Il nuovo Codice dei contratti pubblici non innova sul punto, anzi, nello sforzo di unire in un solo testo norme primarie e secondarie, il legislatore ha eliminato ogni coordinamento tra le gare d’appalto e la disciplina della sicurezza, limitandosi a operare meri rinvii, come chiaramente affermato dall’ANAC con una delibera del 2016, dove si individuano le norme di riferimento valevoli per le gare pubbliche nell'art. 26, comma 6, Testo Unico Sicurezza, che stabilisce il principio dell’adeguatezza del valore economico della gara al costo del lavoro e al costo relativo alla sicurezza valevole per le gare di appalto in genere”, sottolinea l’Ordine.

“Nell’ambito del piano della sicurezza è prevista la nomina, da parte della stazione appaltante, del Coordinatore della Sicurezza in fase sia di progettazione che di esecuzione, ruolo al quale si rivolge fisiologicamente una pluralità di professionisti iscritti ai rispettivi Ordini, le cui prestazioni sono remunerate con le relative tariffe. Ora, è principio acquisito nel diritto comunitario quello per cui l’imposizione di minimi inderogabili di tariffa professionale è incompatibile con la libertà di concorrenza, tanto che nel 2012 è stata disposta l’abrogazione delle ‘tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico’. Rimane, però, aperta la porta, nella giurisprudenza comunitaria, a minimi tariffari giustificati da ragioni imperative di interesse pubblico (quali quelle della sicurezza)”, rilevano gli architetti.

“Facciamo quindi appello alla sensibilità di tutti i professionisti tecnici che siedono in Parlamento, affinchè sollecitino i gruppi parlamentari di appartenenza a procedere a immediata discussione e trattazione del ddl che prevede di equiparare i corrispettivi dei professionisti della sicurezza ai costi della sicurezza tradizionalmente intesi, sia negli appalti pubblici che privati, legittimando la re-introduzione di minimi tariffari vincolanti nel rispetto dei principi comunitari in materia di liberalizzazione delle tariffe”, conclude la nota.