"La Conferenza di Lima è terminata con una pericolosa battuta d’arresto nei negoziati sul clima. Nessun significativo passo in avanti è stato fatto con la decisione adottata, rischiando così di compromettere l’esito della Conferenza di Parigi, dove il prossimo dicembre i governi sono chiamati a sottoscrivere il nuovo accordo globale sul clima.
Gelato l’ottimismo degli ultimi mesi, generato dalla grande mobilitazione globale della società civile. E cresce la preoccupante distanza tra governi e cittadini, che chiedono una forte azione dei governi per contrastare da subito l’emergenza climatica". Questa la denuncia di Legambiente.
Le fondamenta del nuovo accordo sono gli impegni nazionali, che i paesi devono annunciare entro la fine del prossimo marzo 2015. Una sorta di piani d’azione nazionali, che insieme dovranno costituire il primo piano d’azione globale per liberarci dai combustibili fossili e raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050, con impegni di riduzioni al 2020 aggiuntivi a quelli attuali per garantire il rispetto della soglia critica dei 2°C.
“A Lima - ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - purtroppo i governi sono stati incapaci di sciogliere i nodi relativi alla differenziazione degli impegni nazionali e al sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo, che continuano a bloccare i negoziati verso Parigi. Rimangono ancora ben saldi gli antichi steccati tra paesi industrializzati e in via di sviluppo che l’accordo USA-Cina ci aveva fatto sperare fosse possibile superare.
E’ indispensabile che i governi si mettano al lavoro da subito per superare questi steccati e concordare i criteri per differenziare senza ambiguità e in una dimensione dinamica gli impegni dei singoli paesi - ricchi, emergenti e poveri - nel pieno rispetto dell’equità. Solo così - ha concluso Cogliati Dezza - sarà possibile mettere in campo un’azione globale comune, la sola in grado di mantenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia critica dei 2°C, oltre la quale si rischia il punto di non ritorno come non si stancano di ripetere gli scienziati dell’IPCC”.
A tal fine è indispensabile che i paesi industrializzati onorino i propri impegni finanziari, per ristabilire la necessaria fiducia tra paesi ricchi e poveri, e sottoscrivano una roadmap che consenta di raggiungere entro il 2020 l’obiettivo già concordato dei 100 miliardi di dollari. "A Lima l’Europa - sostenuta dalla presidenza italiana - si è purtroppo distinta per la sua opposizione all’adozione di una dettagliata roadmap finanziaria al 2020 - sostiene Legambiente -. In questo modo ha ulteriormente indebolito la sua tradizionale alleanza con quei paesi in via di sviluppo ed emergenti disposti a contribuire fattivamente al superamento degli steccati, rimanendo così a margini dei negoziati.
Nei prossimi mesi sarà indispensabile, per spingere i governi a passare dalle parole all’azione, mettere in campo una forte mobilitazione della società civile. A partire dall’Italia e dall’Europa. Senza una ritrovata leadership europea, difficilmente la Conferenza di Parigi potrà avere successo".