La libera professione guarda sempre più alla collaborazione tra professionisti. Ma per far crescere davvero questo modello servono regole fiscali più favorevoli e una Pubblica amministrazione capace di dialogare con il mondo tecnico. È il messaggio emerso dalla seconda edizione della Giornata della Libera Professione, dove ingegneri e architetti hanno lanciato un appello alle istituzioni: eliminare gli ostacoli che frenano le Società tra Professionisti (StP) e costruire un sistema pubblico più digitale, interoperabile e semplice da utilizzare.
L’evento, organizzato a Roma da Inarcassa e Fondazione Inarcassa, ha acceso i riflettori su un dato significativo: lavorare in forma aggregata può fare la differenza. Secondo uno studio realizzato su dati 2023, ingegneri e architetti che operano in StP registrano in media redditi più che doppi rispetto ai colleghi che esercitano individualmente. Il divario cresce tra i più giovani: per gli ingegneri under 35 il reddito medio in una StP è 3,46 volte superiore, mentre tra gli architetti il rapporto è di 2,59.
Nonostante questi risultati, la diffusione di queste società resta limitata: rappresentano appena lo 0,8% degli iscritti a Inarcassa, con 1.336 realtà aggregate a fronte di oltre 172mila professionisti individuali.
Libera professione: cosa chiedono i diretti interessati?
Il tema fiscale è stato uno dei punti centrali del confronto. Il deputato Andrea De Bertoldi ha ricordato l’ordine del giorno approvato alla Camera che impegna il Governo a valutare l’estensione delregime forfettario alle StP di nuova costituzione. Un intervento che, secondo la categoria, potrebbe rimuovere uno dei principali ostacoli alla crescita delle forme associative tra professionisti.
Accanto alla questione fiscale, il dibattito si è concentrato anche sul rapporto con la Pubblica amministrazione. Negli ultimi anni la digitalizzazione ha compiuto passi avanti, ma la presenza di norme stratificate e spesso sovrapposte continua a complicare il lavoro di chi deve partecipare a gare pubbliche o gestire pratiche edilizie.
In questo contesto, il senatore Stefano Patuanelli ha ricordato il ruolo centrale dei professionisti: “Il professionista non è un intermediario burocratico: è colui che trova la soluzione migliore a un problema complesso”. Una funzione che rischia però di essere appesantita da procedure e adempimenti che sottraggono tempo all’attività progettuale.
Lo scenario europeo indica una possibile direzione: sistemi digitali avanzati, basati anche su tecnologie BIM e intelligenza artificiale, capaci di gestire in modo automatico norme e procedure. Un obiettivo raggiungibile solo attraverso un ecosistema digitale e normativo più semplice e interoperabile.
Secondo il presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia, il percorso verso un sistema europeo dei contratti pubblici più digitale e trasparente richiede il contributo di tutti gli attori coinvolti. “Le sinergie tra Pubblica amministrazione e Professionisti funzionano solo se sono basate sull’equilibrio e sulla trasparenza”.
Dal confronto tra istituzioni e rappresentanti delle professioni è emersa quindi una richiesta chiara: semplificare il quadro normativo, rendere più efficaci i processi digitali e valorizzare il ruolo dei professionisti nello sviluppo del Paese.
Lo studio presentato da Fondazione Inarcassa fotografa infine anche la distribuzione territoriale delle StP: il 55% ha sede nel Nord Italia, dove si concentra il 64% del fatturato complessivo. Il Centro raccoglie il 26% delle strutture e il 22% del giro d’affari, mentre il Sud si ferma rispettivamente al 19% e al 14%.
Tra i professionisti cresce comunque l’interesse verso i modelli aggregativi: secondo un sondaggio condotto su oltre 2mila tecnici, l’88% guarda con favore a queste formule e il 68% le considera un’opportunità per ampliare competenze e occasioni di lavoro. Un segnale che la trasformazione della professione è già in atto, ma che per consolidarsi ha bisogno di un quadro normativo e amministrativo più favorevole.
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