Le prossime crisi potrebbero mettere alla prova non solo istituzioni e sistemi di emergenza, ma anche chi ogni giorno garantisce servizi essenziali sul territorio. Per questo i liberi professionisti chiedono di essere considerati parte integrante della preparazione europea: dalle competenze tecniche alla capacità di mantenere un rapporto diretto con cittadini e comunità, il loro contributo può diventare decisivo.
È questo il filo conduttore emerso durante la decima Giornata delle libere professioni del Comitato economico e sociale europeo (CESE), organizzata il 29 settembre a Bruxelles. Medici, ingegneri, architetti, farmacisti e altri professionisti hanno sottolineato la necessità di un coinvolgimento più strutturato nella pianificazione delle risposte alle emergenze.
“La resilienza europea si costruisce anche negli studi professionali, nelle farmacie e nei cantieri”. Martin Böhme, nuovo portavoce della categoria Libere professioni del CESE, ha evidenziato l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza del settore a Bruxelles. Karin Hahne, vicepresidente della Federazione tedesca delle libere professioni, ha invece richiamato le nuove vulnerabilità legate a guerre, cyberattacchi e polarizzazione, ricordando quanto già dimostrato dai professionisti durante la pandemia.
Dalla strategia europea ai territori
Il primo confronto è stato dedicato alla Preparedness Union Strategy, il piano dell’Unione europea per rafforzare la preparazione alle crisi. Secondo Maurizio Mensi, che ha moderato il panel, occorre coordinare meglio gli strumenti disponibili e semplificare le regole senza ridurre le garanzie di sicurezza, tutelando al tempo stesso diritti e principi democratici.
Alison Hunter, dello European Policy Centre, ha sottolineato la necessità di adattare le misure alle caratteristiche dei singoli territori e di prevedere adeguate risorse economiche. Da qui la proposta di coinvolgere in modo organizzato il mondo professionale, anche attraverso formazione, volontariato qualificato e un maggiore riconoscimento della qualità dei servizi negli appalti pubblici.
Prevenzione, salute e infrastrutture
Il secondo panel ha posto l’accento sulla prevenzione. Per edifici e infrastrutture sono necessari controlli periodici, manutenzione e piani alternativi, insieme a una progettazione capace di affrontare eventi estremi come alluvioni e ondate di calore. Anche negli appalti pubblici, sicurezza e qualità dovrebbero pesare più della semplice convenienza economica.
Sul fronte sanitario, invece, tra le priorità figurano monitoraggio delle malattie, vaccinazioni, aggiornamento degli operatori e continuità delle forniture. La pandemia ha inoltre confermato il ruolo delle farmacie come presidio di prossimità e l'importanza della collaborazione tra professionisti. La fiducia costruita con i cittadini consente infatti di tradurre le indicazioni delle istituzioni in informazioni comprensibili e in un sostegno concreto.
Cybersicurezza e intelligenza artificiale
L’ultimo panel ha affrontato le sfide digitali. La protezione di dati sanitari, informazioni riservate e proprietà intellettuale è essenziale per preservare la fiducia e assicurare la continuità dei servizi in caso di attacchi informatici. Servono quindi formazione, regole proporzionate e il supporto di ordini e associazioni.
Anche l’intelligenza artificiale richiede competenze specifiche: il professionista deve conoscere i limiti degli strumenti, controllare i risultati e poter giustificare le proprie decisioni. Con l’applicazione dell’AI Act, diventano quindi centrali organizzazione e aggiornamento continuo. Resta inoltre il tema della dipendenza da fornitori tecnologici extraeuropei e dell’affidabilità dei contenuti generati automaticamente: la responsabilità finale deve rimanere in capo al professionista.
Il messaggio della giornata è netto: competenze, fiducia e responsabilità sono risorse strategiche per affrontare le emergenze. Le libere professioni chiedono ora che questo contributo trovi un riconoscimento concreto nelle politiche europee.