In Europa si accelera sulla transizione industriale e il settore delle costruzioni vuole giocare un ruolo da protagonista. Al centro del dibattito c’è il principio del “Made in Europe”, destinato a incidere sempre di più sulle strategie produttive, sugli appalti pubblici e sulle filiere legate ai materiali low-carbon. Un tema che coinvolge direttamente imprese, infrastrutture e competitività industriale e che, secondo ANCE, potrebbe ridefinire il futuro dell’edilizia europea.
Durante l’audizione alla Commissione Politiche dell’Ue della Camera sul nuovo Industrial Accelerator Act, il vicepresidente ANCE, Federico Ghella, ha definito la proposta europea “un passaggio importante verso una politica industriale ambiziosa”, capace di rafforzare autonomia strategica e competitività del sistema europeo attraverso produzioni e tecnologie a basse emissioni.
Per ANCE, il riconoscimento delle costruzioni come settore strategico rappresenta un elemento decisivo. Il comparto, infatti, pesa per circa il 10% del Pil europeo e resta centrale sia per lo sviluppo infrastrutturale sia per la transizione energetica e l’emergenza abitativa.
Uno dei temi chiave affrontati riguarda il rafforzamento del “Made in Europe” attraverso criteri europei per materiali e tecnologie strategiche low-carbon, dall’acciaio al cemento fino ai sistemi per l’energia pulita. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dalle produzioni extra Ue e consolidare la filiera industriale interna.
Made in Europe: cosa manca davvero?
Secondo Ghella, però, la strategia non dovrebbe limitarsi ai materiali, ma includere anche macchinari e componentistica avanzata per il settore edilizio. Tra gli esempi citati figurano le Tunnel Boring Machine utilizzate nelle grandi opere, che ANCE vorrebbe vedere prodotte e acquistate sempre più all’interno dell’Unione Europea.
Ampio spazio anche al tema degli appalti pubblici. L’associazione si è detta favorevole a meccanismi che valorizzino le produzioni europee nelle gare, a patto che vengano garantite reciprocità internazionale e misure contro eventuali squilibri competitivi.
Nel corso dell’audizione è emerso inoltre il rischio che costi energetici e produttivi troppo elevati possano limitare l’efficacia del principio del “Made in Europe”. Per questo ANCE propone strumenti di sostegno temporaneo, come incentivi fiscali e crediti d’imposta per chi utilizza materiali low-carbon e prodotti europei.
Tra le richieste avanzate figura anche l’istituzione di un Tavolo nazionale dedicato alla politica industriale delle costruzioni, coinvolgendo l’intera filiera in una programmazione di lungo periodo.
Sul fronte amministrativo, giudizio positivo per l’ipotesi di introdurre “punti unici di contatto” per le autorizzazioni ai progetti industriali. Tuttavia, secondo ANCE, la semplificazione rischia di non bastare senza tempi certi per il rilascio dei pareri, soprattutto in ambito ambientale.
Infine, l’associazione ha sottolineato la necessità di coordinare il nuovo regolamento europeo con le norme già esistenti, a partire dal Regolamento sui Prodotti da Costruzione e dalle altre iniziative Ue legate alla semplificazione e alla transizione industriale.
