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Partenariato pubblico-privato: è questo il futuro?

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Partenariato pubblico-privato: è questo il futuro?
Dopo il PNRR, il partenariato pubblico-privato torna centrale per rilanciare opere pubbliche, efficienza e investimenti. Approfondiamo la questione

C’è un filo rosso che lega futuro delle infrastrutture, qualità delle opere e sostenibilitàdegli investimenti: si chiama partenariato pubblico-privato. Ed è proprio da qui che riparte il confronto tra istituzioni, tecnici e imprese, in un momento in cui il settore delle costruzioni è chiamato a reinventarsi tra nuove regole, risorse ridotte e sfide globali.
Le Giornate Nazionali dell’Ingegneria Economica, promosse da CNI e Ance, hanno acceso i riflettori sulla necessità di un quadro normativo più chiaro e stabile. “Queste giornate sono la sintesi di un percorso di collaborazione con Ance, un’alleanza per ottenere regole certe”, ha dichiarato Angelo Domenico Perrini, sottolineando l’urgenza di una nuova legge urbanistica e di un testo unico delle costruzioni per evitare criticità già emerse in diversi territori.
Al centro del dibattito, il ruolo strategico del PPP nella fase post-PNRR. Ippolita Chiarolini ha evidenziato come servano tempi certi e strumenti di monitoraggio efficaci per individuare e risolvere i nodi dell’iter amministrativo, puntando su trasparenza e responsabilità. Qualità delle opere e competenze restano i pilastri per garantire sostenibilità, insieme alla richiesta di interventi sul codice degli appalti, in particolare sul diritto di prelazione.
Dal lato istituzionale, il Sottosegretario Alessandro Morelli ha ribadito la volontà del Governo di rafforzare questo modello: “Abbiamo lavorato sul Partenariato Pubblico-Privato per innovarlo… superando diffidenze ideologiche”. Un approccio che punta a valorizzare la collaborazione tra pubblico e privato, ma che richiede competenze multidisciplinari e un dialogo continuo anche a livello europeo, soprattutto su temi come la prelazione.
Il PPP si conferma così uno strumento sempre più rilevante: nel 2025 ha rappresentato il 37% del valore totale dei bandi pubblici, con una crescita significativa rispetto all’anno precedente. Non solo numeri, però: secondo gli operatori, il coinvolgimento dei privati consente maggiore efficienza, tempi più rapidi, innovazione e una migliore gestione dei rischi.

Le criticità da superare

Restano però criticità strutturali, a partire dai tempi di realizzazione delle opere pubbliche, ancora molto più lunghi rispetto ad altri Paesi europei. Un tema che si intreccia con quello dell’efficienza amministrativa e della gestione dei processi, dove emergono ancora ‘colli di bottiglia’ da superare.
Spazio anche alla prevenzione del rischio idrogeologico e alla valorizzazione del patrimonio esistente, ambiti in cui il PPP può giocare un ruolo decisivo. Negli ultimi 25 anni, infatti, sono stati spesi oltre 20 miliardi per far fronte ai danni causati dal dissesto, a conferma della necessità di investire in politiche preventive e strumenti di pianificazione più avanzati.
Sul fronte europeo, il tema della casa impone nuove strategie: domanda in evoluzione e offerta in difficoltà rendono necessario il riutilizzo del patrimonio inutilizzato, anche attraverso modelli di collaborazione pubblico-privato capaci di attrarre investimenti e garantire alloggi accessibili.
A chiudere i lavori, Massimo Angelo Deldossi ha tracciato una linea chiara: “La qualità delle decisioni non dipende dalla quantità dei dati, serve un cambio culturale”. Un passaggio che chiama in causa l’intero sistema (imprese, professionisti e istituzioni) per trasformare le sfide del settore in opportunità concrete di crescita.


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