✕

Piano Casa: come far funzionare il secondo pilastro?

di Marco Zibetti
Il Piano Casa introduce un nuovo modello per l'edilizia residenziale, con l'obiettivo di favorire interventi sostenibili e promuovere il PPP. Come favorirlo?

Il secondo pilastro del Piano Casa punta a favorire lo sviluppo di nuovi alloggi a prezzi accessibili attraverso la collaborazione tra istituzioni e operatori privati. Per rendere operativo questo strumento, tuttavia, è necessario superare alcune criticità e creare le condizioni per avviare gli interventi. A fare il punto sulle prospettive del progetto è Stefano Scalera, amministratore delegato di Invimit SGR, intervenuto alla seconda edizione di Città nel futuro 2030-2050, la conferenza organizzata da ANCE al MAXXI di Roma.
Nel corso del suo intervento, Scalera ha individuato tre elementi indispensabili per dare concretezza al secondo pilastro del Piano Casa, che prevede il coinvolgimento di Invimit SGR.

I 3 ingredienti per far funzionare il secondo pilastro del Piano Casa

Il primo riguarda l'adesione delle Regioni al Fondo Housing, che potrà contare inizialmente su 100 milioni di euro stanziati dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio, ai quali si aggiungeranno circa 400 milioni provenienti dalla riprogrammazione dei fondi PON Metro. La partecipazione delle amministrazioni regionali rappresenta una condizione essenziale per estendere le operazioni a tutto il territorio nazionale.
Un secondo requisito è la disponibilità di progetti economicamente sostenibili, basati su immobili pubblici valorizzabili e su interventi realizzabili in tempi brevi. L'obiettivo è consegnare gli alloggi entro dicembre 2030, escludendo quindi le iniziative che richiedono tempi di realizzazione troppo lunghi. Fondamentale anche il coinvolgimento degli enti locali, chiamati a partecipare attivamente alle operazioni e a sfruttare le semplificazioni previste dall'articolo 8 del Piano Casa.
Il terzo elemento è la collaborazione con i soggetti privati. Le SGR incaricate di istituire i fondi territoriali dovranno infatti attirare capitali e proposte progettuali, nel rispetto dei piani urbanistici e degli obiettivi di rigenerazione urbana. Tra gli aspetti da affrontare figura anche quello dei costi di costruzione.
Secondo Scalera, il corretto funzionamento di questo modello potrebbe favorire l'arrivo di ulteriori finanziamenti europei, attraverso strumenti finanziari e fondi immobiliari, contribuendo così alla crescita dell'affordable housing in Italia.


Questo sito utilizza i cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy.