Piano Casa: nel dibattito intervengono gli architetti

di Marco Zibetti
Nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente alla Camera, il presidente del Cnappc ha illustrato la posizione degli architetti sul Piano Casa 2026

Il Piano Casa 2026 accende il confronto anche sul fronte della qualità urbana e architettonica. Non basta aumentare l’offerta abitativa: secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, il vero nodo è capire come trasformare città e territori senza sacrificare sostenibilità, identità dei luoghi e interesse pubblico. Un tema che apre scenari importanti per professionisti, amministrazioni e cittadini.
Nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente alla Camera, il presidente del Cnappc, Alessandro Panci, ha illustrato la posizione degli architetti sul Piano Casa 2026, definendolo un intervento di portata nazionale fondato su procedure straordinarie e derogatorie, con operazioni che spaziano dalla ricognizione del territorio fino agli interventi pubblici o misti pubblico-privati.
Secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, per rendere efficace il Piano Casa sarà necessario introdurre criteri chiari di qualità architettonica e programmazione urbana, così da integrare gli interventi nel contesto territoriale e garantire la tutela degli interessi collettivi, evitando marginalità sociale e consumo improprio di suolo.
Altro punto centrale riguarda la distribuzione delle risorse economiche. Per il Cnappc, gli investimenti dovranno coinvolgere non solo le grandi città, ma anche i piccoli centri, favorendo processi di rigenerazione urbana diffusi e un accesso più equo all’abitazione per le fasce economicamente più fragili.
Nel suo intervento, Panci ha inoltre sottolineato il ruolo strategico degli architetti, chiamati a recuperare una funzione centrale nella progettazione e nella definizione di nuovi modelli dell’abitare, richiamando anche l’esperienza storica del piano Fanfani.

Piano Casa:  gli architetti puntano sul concorso di progettazione

Tra gli strumenti ritenuti più efficaci viene indicato il concorso di progettazione, considerato utile per coniugare rigenerazione urbana e partenariato pubblico-privato, evitando che le sole logiche finanziarie prevalgano sulla qualità degli spazi abitativi e collettivi.
Per il Consiglio degli Architetti, il concorso permette infatti alla pubblica amministrazione di mantenere un ruolo di indirizzo e controllo qualitativo nelle trasformazioni urbane, in linea con i principi europei di sostenibilità, qualità architettonica e valorizzazione dell’interesse pubblico.
Infine, il Cnappc ritiene indispensabile il coinvolgimento del sistema ordinistico nelle attività di monitoraggio e indirizzo del Piano Casa, sia nella valutazione della qualità progettuale sia nella definizione delle priorità territoriali e nella verifica dell’attuazione degli interventi. L’obiettivo è assicurare che il piano non punti soltanto ad aumentare il numero di abitazioni disponibili, ma anche a migliorare qualità urbana, inclusione sociale, sostenibilità ambientale e tutela del paesaggio.


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